Come Shakespeare può salvarti la vita: la tempesta di Sasà – Salvatore Striano

L’anno 2000 segna per tutti il principio di una nuova era, sebbene per alcuni esso stia ad indicare l’inizio della propria condanna. Ne è un esempio Salvatore Striano che, sin da quando aveva soli quattordici anni, il mondo della violenza l’ha accolto a braccia aperte sotto forma della baby gang napoletana delle Teste Matte. Dopo anni passati a scampare dalla morte, decide di trasferirsi in Spagna con la donna che ama, così da allontanarsi per sempre da quella fine preannunciata. Peccato, però, che i suoi piani vengano ribaltati da una spia che ha fatto il suo nome, e per questo motivo viene arrestato nel carcere di Valdemoro, a Madrid. Una piacevole sorpresa lo aspetta, poiché Sasà non ha idea di come la galera spagnola sia decisamente più flessibile, e allo stesso tempo corrotta. Passa lì diverso tempo, fin quando non è costretto a ritornare in Italia, in una realtà di gran lunga più rigida e restrittiva. In questo periodo accade un evento sconvolgente nella sua vita, ossia la morte di sua madre, una donna che da sempre ha ammirato, seppur non sia mai stato in grado di renderla fiera di lui. Ma è quando si cade sul fondo che si può rinascere ancora più forti, e Striano ci è riuscito grazie al teatro. L’amore per Napoli Milionaria di Eduardo De Filippo l’ha trascinato inconsapevolmente nell’unica droga che è in grado di salvare, senza mai uccidere. Quando gli presentano per la prima volta un copione de La tempesta di Shakespeare, il giovane attore si rifiuta di recitare qualcosa che non sia stato scritto dal suo benamato De Filippo; eppure, dopo averlo letto, non riesce più a lasciarlo andare. Striano, infatti, si è immediatamente reso conto di quanto la storia dei personaggi sia identica a quella dei carcerati della compagnia di teatro. Grazie alla sua fama che oltrepassava quelle quattro mura, Salvatore Striano ottiene una riduzione dei suoi anni in carcere, uscendone come una nuova visione del mondo e di se stesso.

Cinque motivi per cui leggere questo libro:

Il genere dell’autobiografia consente, attraverso la lettura delle vite dei protagonisti, di sviluppare più punti di vista su come affrontare le complesse situazioni  cui  la vita ci sottopone.

L’autore ha la capacità di coinvolgere il lettore grazie al suo stile scorrevole e leggero.

Esso apre la mente del lettore al mondo della letteratura in generale, con particolare attenzione alle opere di Shakespeare.

Mostra in modo crudo la realtà nelle carceri.

Apre gli occhi sull’umanità, che troppo spesso viene posta in secondo piano.

Una recensione di Alessandra Cerrone.

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