Recensione del libro “Io non ho paura” di Niccolò Ammaniti
“Io non ho paura” è uno dei romanzi che ha fatto più scalpore fra quelli scritti da Nicolò Ammaniti, scrittore, regista e sceneggiatore nonché vincitore del premio Strega nel 2007 per il suo capolavoro: “Come Dio comanda”; ispirato a questo romanzo è il film che reca il medesimo titolo.
L’autore racconta che l’idea per la scrittura di questo libro è nata da un viaggio fatto in Puglia dove, lungo la strada che percorreva, vide un campo di grano; pensò dunque che il grano all’apparenza può essere in grado di fare cose buone, ma sotto può nascondere diverse insidie.
La storia ha per protagonista un bambino che abita in un piccolo paese chiamato Acqua Traverse, nell’Italia Meridionale, nel 1978. Il suo nome è Michele Amitrano e proviene da una famiglia povera. La vicenda inizia proprio con lui che, per difendere una sua amica, deve subire una penitenza: entrare in una casa abbandonata. Nel tentativo di uscire da qui cade all’interno di un buco e scopre in un fosso nel terreno, ben mimetizzato, il corpo di un bambino. All’apparenza crede sia morto e si spaventa moltissimo. Dopo aver scoperto però che il bambino è ancora in vita comincia a prendersi cura di lui, andandolo a trovare ogni giorno e portandogli del cibo. Da questo momento in poi tra i due nascerà una profonda amicizia.
Per tutta la durata del racconto Ammaniti dimostra, anche all’interno di questo romanzo, le sue abilità nel descrivere dettagliatamente le scene, portando il lettore all’interno del mondo raccontato dal libro grazie al racconto in prima persona. Il linguaggio utilizzato è molto semplice e i dialoghi presenti non ricorrono al dialetto. L’autore, raccontando l’amicizia che nasce fra i due ragazzi, riesce a commuovere ed emozionare il lettore. La scrittura è molto scorrevole e adatta ai ragazzi della mia età.
Lavoro di Alessandro F. Zannone, Matteo Mazzucco, Matteo Nocioni

