RECENSIONE “MADAME BOVARY” DI GUSTAVE FLAUBERT

“Madame Bovary, Mœurs de province”, abbreviato normalmente in “Madame Bovary”, è un
romanzo di Gustave Flaubert, pubblicato per la prima volta a puntate sul giornale “La Revue
de Paris”, tra il 1 ottobre e il 15 dicembre 1856. Appena uscito, il romanzo fu attaccato per
immoralità e oscenità e il processo a Flaubert rese la storia immensamente famosa. Dopo
l’assoluzione dell’autore, il romanzo fu pubblicato in libro, in due volumi, nel 1857 presso
Michel Lévy Frères.
L’autore, nato a Rouen nel 1821, ottenne una formazione romantica, ma è considerato uno
dei padri del Naturalismo francese, movimento culturale che nasce nel 1865 con la
pubblicazione di “Germinie Lacerteux” dei fratelli De Goncourt, nella cui prefazione vengono
sviluppati alcuni dei punti cardine di questo movimento, perfezionati ulteriormente dall’autore
Zola ne “Il romanzo sperimentale”. Questo movimento è caratterizzato, in primo luogo,
dall’opposizione alla letteratura romantica, considerata dai naturalisti troppo sentimentale e
poco aderente alla realtà, che invece essi volevano rappresentare in maniera oggettiva e
dettagliata.
Inoltre, al fine di realizzare il vero oggettivo, la narrazione viene impostata in modo
scientifico, e ciò rende lo scrittore uno “scienziato sociale”, poiché egli ha il compito di
realizzare un’analisi psicologica dei personaggi che rappresenta, anche per riuscire a
spiegare le loro azioni e le loro personalità. Da quest’ultimo punto si discosta leggermente
Flaubert, poiché egli mira ad uno stile preciso ma anche alto: infatti, per lui l’ideale supremo
non è la scienza, come per i suoi contemporanei, bensì l’arte, che si esprime al massimo
solo nello stile. Per questo motivo, anche essendo il padre della scrittura Naturalista,
Flaubert viene visto anche come precursore del decadentismo e in particolare dell’estetismo,
che vedono proprio l’arte come ideale supremo.
Il romanzo in questione, “Madame Bovary”, venne redatto da Flaubert con lo scopo di punire
la sua formazione romantica: infatti, in un’intervista, Flaubert esordì con la frase “Io sono
Madame Bovary”, a voler sottolineare il transfert che egli realizzò tramite la protagonista del
romanzo, Emma Bovary, personalità estremamente romantica, che proprio a causa dei suoi
sogni idealizzati e romantici verrà punita dalla vita. L’opera può essere considerata come
uno dei manifesti della letteratura Naturalista francese, in primo luogo perché essa trae
ispirazione da una storia realmente accaduta: Flaubert fu sollecitato da un amico a servirsi
della storia di Eugène Delamare, un conoscente dell’autore che, dopo esser divenuto
vedovo, sposò Delphine. Lei era figlia di un contadino e si stancò presto della vita di
provincia, disprezzando e tradendo continuamente suo marito finché, travolta dai debiti,
decise di uccidersi utilizzando un veleno, e provocando anche il suicidio del marito.
L’opera infatti narra la storia di un ufficiale sanitario, Charles Bovary, uomo piuttosto noioso
che, dopo essere rimasto vedovo, si risposa con una bella ragazza di campagna, Emma
Rouault, protagonista dell’opera e impregnata di desideri di lusso e romanticherie, che le
provengono dalla lettura di vari romanzi. Emma comincia subito a stancarsi della vita
borghese, molto diversa da quella che si era immaginata, e a disprezzarla anche a causa
del confronto con lo stile di vita dell’aristocrazia, con la quale entra in contatto grazie
all’invito ad un ballo al castello di Vaubyessard. Dopo questo particolare evento, Emma
diviene totalmente insofferente alla vita che sta conducendo e tale avversione alla sua

quotidianità viene amplificata dall’incontro con il giovane Léon Dupuis, che per lei
rappresenta il vero amore della sua vita, in quanto i due condividono lo stesso spirito
romantico e idealista. Quando Léon parte per Parigi, Emma, distrutta, si rifugia in un primo
momento nella religione, per poi abbandonarsi alla lussuria, tra le braccia di numerosi
uomini, con lo scopo di incontrare un nuovo Léon. La donna inizia così a condurre una vita
dispendiosa, partecipando a numerosi eventi mondani e cedendo somme di denaro ai suoi
molteplici amanti, così da trovarsi, infine, nell’impossibilità di sanare i suoi debiti. Il finale è
drammatico: lei si assume tutte le sue responsabilità che, tuttavia, trascinano
irrimediabilmente con sé anche il fedele marito Charles.
Questo romanzo si può considerare uno dei capisaldi della letteratura Naturalista anche per
l’utilizzo della tecnica dell’impersonalità: Flaubert infatti si limita a descrivere la realtà in
maniera oggettiva e non giudica direttamente la moralità di Emma Bovary, astenendosi dal
condannarne esplicitamente l’adulterio. Possiamo inoltre notare la presenza di descrizioni
minuziose e scientifiche di ogni aspetto, che servono per la caratterizzazione psicologica dei
personaggi messi in scena. Nonostante questi aspetti, la descrizione delle emozioni provate
in particolare dalla protagonista, è realizzata con toni romantici, proprio perché l’autore
voleva creare un’opposizione tra la cruda realtà della società del suo tempo e lo spirito
romantico e sognatore di Emma, che la condurrà, ad un certo punto, allo “scontro con la
realtà” che diverrà fatale. Si tratta di un tema che sarà ricorrente nell’Estetismo, dove gli
artisti, rifugiandosi nella contemplazione della bellezza, una volta entrati in contatto con la
mediocre società contemporanea, proveranno lo “spleen”, una sensazione di esclusione dal
mondo.
Perché leggere questo romanzo? Perché nonostante sia un romanzo di vecchia data,
rimane estremamente attuale. In primo luogo, la descrizione del carattere di Emma Bovary,
con i suoi desideri romantici e la sua fervida immaginazione, rispecchia uno stato d’animo
che tutti gli uomini sperimentano almeno una volta nella loro vita. In secondo luogo, andando
oltre la storia in sé, nel romanzo è descritta in maniera dettagliata la condizione della donna
nel XIX secolo; Emma infatti, come altre eroine dei romanzi realisti, è una donna incompresa
da tutte le persone che la circondano e prova un astio nei confronti della mediocrità
borghese. Questo tema può essere ritrovato in diversi romanzi appartenenti a questo
periodo, come in “La Regenta” dell’autore spagnolo Clarín, opera che parla di una donna
molto simile all’eroina flaubertiana, poiché anche lei è una donna incompresa da tutti, dal
marito e dai vari amanti, e, come Emma, prova astio per la mediocre società borghese nella
quale vive. Inoltre, dal fatto che durante la gravidanza di Emma venga desiderato un figlio
maschio, si evince chiaramente quanto la donna venisse considerata “debole”, inferiore
rispetto al “sesso forte”, l’uomo. Per questo motivo, in un certo senso Emma può essere
considerata un’eroina: la donna opera delle scelte in modo indipendente e alla fine, si
prende la responsabilità delle sue azioni, accettando la “sconfitta”.

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