IT: un horror da non perdere…

per superare tutte le nostre paure leggiamo il romanzo It di Stephen King!!!

Un libro che mi ha colpito particolarmente è ‘’It’’, un romanzo dal nome breve che nasconde un grande
significato.
Ogni lettore ricerca per se stesso il significato di tale libro basandosi principalmente sulle proprie
esperienze, perché il libro ha la particolarità di godere di varie metafore che saremo proprio noi a trovare,
studiare e capire per poi metterle in pratica nella nostra vita. Da qui cogliamo, dunque, il grande impatto
che un semplice libro può avere nella nostra vita.
È Stephen King l’autore del libro, classe 1947, nato a Portland, in Oregon, il 21 settembre. King è un grande
scrittore statunitense conosciuto per la sua considerevole fantasia quasi sempre impegnata nella creazione
di storie horror che hanno raggiunto un tale successo da dare vita a film, come ad esempio Shining, Carrie,
1408 e It stesso. L’autore scrive sempre aggiungendo un particolare della sua vita; nel caso di questo
romanzo egli descrive la casa del clown protagonista come un luogo alquanto strano e inquietante, proprio
come la casa in cui egli vive insieme a sua moglie. Non sono un grande lettore, ma col tempo ho iniziato a
capire che il mondo della lettura è speciale, è un mondo in cui la nostra fantasia lavora mentre leggiamo
ogni singola parola. A differenza della visione di un film, il libro ci aiuta, perciò, ad immedesimarci
completamente in ciò che leggiamo e soprattutto nella storia del protagonista. Questo romanzo appartiene
a un genere che mi appassiona molto, quello horror, che non si limita però ad affrontare solo il tema della
paura, ma anche quello dell’amicizia, dell’amore, dell’odio, della forza, della tristezza e molto altro.
Tutto inizia con It, dall’inglese ‘’esso’’, un’entità che ha un nome generico perché in grado di assumere la
forma di ogni tipo di paura delle persone che decide di tormentare e uccidere. L’entità vive nella città
immaginaria di Derry, nel Maine, stato federato degli USA. È molto pericolosa e ogni ventisette anni si
risveglia per tormentare le sue vittime, cercando di trascinarle nel suo abisso terrestre. Nel 1954 It riprende
coscienza e adesca un gruppo di sette amici chiamati da tutti ‘’i perdenti’’: Beverly, Richie, Bill, Eddie, Ben,
Stan e Mike; si tratta di un gruppo molto unito che col tempo capisce che c’è un’entità che li perseguita e
che solo loro sono in grado di vedere. It è in grado di trasformarsi nelle loro paure personali, ma quello che
li accomuna è il terrore dei clown, ciò che il demone diventerà per tutto il libro, un clown di nome
Pennywise. I sette amici riescono a fermarlo momentaneamente, lo cercano nelle fogne di Derry per
accerchiarlo e ucciderlo con l’aiuto di bastoni; dopo l’uccisione promettono di riunirsi in caso di un suo
ritorno e ciò accadrà ventisette anni dopo.
L’autore decide di scrivere i fatti in ordine cronologico quando racconta la prima volta che i ragazzi vengono
attaccati da It, a differenza dei capitoli in cui tutti sono cresciuti e devono combatterlo nuovamente; questi
infatti sono dei capitoli caratterizzati da molti flashback sulla loro infanzia con traumi, amori e bullismo
subìto da parte dei ragazzi più grandi della città. Tutto il libro, però, presenta solo un’anticipazione, ovvero il
ritorno dell’entità che avviene ogni ventisette anni, come già affermato precedentemente. Il libro è molto
lungo, una storia decisamente difficile da capire, nonostante sembrino molto semplici i temi e la trama; ciò
che sicuramente ha aiutato i giovani ad appassionarsi a questa storia sono i due film, che, però, presentano
diverse differenze rispetto al libro, come l’uso di un linguaggio diverso o il sequestro di Beverly, che nel libro
in realtà non avviene. La storia, dunque, è maggiormente conosciuta dal pubblico giovanile grazie ai film,
che la semplificano; attraverso il libro, invece, risulta più complicata. Il romanzo suscita sicuramente un
grande interesse nel lettore. Ogni capitolo è interessante a modo suo, i temi che vengono affrontati hanno
generato in me molto interesse, coinvolgendomi completamente perché sono temi che dipingono la vita di
un adolescente, un periodo della vita che ogni persona affronta in modo diverso, per cui il libro attira non
solo gli adulti ma soprattutto gli adolescenti.
L’avventura è narrata in terza persona, una scelta che condivido soprattutto perché comprendo meglio la
storia, anche grazie alle lunghe descrizioni dei luoghi menzionati, in questo caso la città, le fogne, la casa di
It e grazie alle riflessioni, come quelle sulla vita dei personaggi, ad esempio, sulle situazioni di disagio in cui

i ragazzi vivevano, che andavano da violenze sessuali in casa a problemi di bullismo, depressione, bulimia,
razzismo o accettazione della propria sessualità. Un personaggio che mi ha colpito particolarmente è
Beverly, l’unica ragazza del gruppo, un personaggio immaginario che rappresenta però in modo chiaro la
situazione in cui vivono moltissime ragazze al giorno d’oggi. Beverly è una chiara immagine di una ragazza
completamente abbandonata a sé stessa in un contesto sociale decisamente maschilista, dove la donna
deve accettare le continue molestie che subisce giornalmente da parte degli uomini. Non conosciamo la sua
età precisa, ma probabilmente ha tredici anni, è magra, di statura normale e ha dei bellissimi capelli rossi; è
conosciuta per il suo spirito libero, per il suo linguaggio maleducato, per la sua mira infallibile e per il suo
grande coraggio in ogni situazione. La ragazza ha una madre che lavora sempre, vive con il padre alcolizzato
che abusa di lei da quando ha memoria, un padre sempre assente durante i momenti del bisogno, lui
afferma continuamente di odiare lei e i suoi amici maschi e la considera una “poco di buono”. Non trova
pace ovunque vada a causa della sua bellezza che molti uomini ritengono accessibile, ha persino dovuto
avere rapporti con tutto il suo gruppo di amici per poter uscire dalle fogne in cui hanno momentaneamente
fermato Pennywise. Ciò che provo per lei è sicuramente pietà, lo stesso sentimento che prova lo scrittore; la
sua, infatti, è una delle storie più difficili nel libro. Ogni membro del gruppo convive con vari problemi che li
tormentano, come i bulli, le prese in giro subite a causa della propria sessualità, gli insulti razzisti, il
maschilismo e molto altro; ognuno di loro, dunque, teme qualcosa che in qualche modo temo anche io,
come la paura delle prese in giro per il mio essere ritenuto ‘’diverso’’ da parte di persone ormai non più
presenti nella mia vita, che però ricordo perfettamente ancora oggi. Quasi tutti gli adolescenti hanno
temuto o subìto almeno una volta ciò che devono affrontare quotidianamente i personaggi del libro, e
alcuni di questi ragazzi sono proprio miei conoscenti, come una mia cara amica che ha paura di mostrare il
suo corpo per paura di insulti, o sua sorella, che dopo diversi anni ha paura di dire apertamente a suo padre
che ha una ragazza. Ciò che non agevola sicuramente la libertà di espressione del gruppo di amici nel libro è
l’epoca in cui vivono, ovvero gli anni ‘50/ ’60, quando la mentalità era ancora più arretrata rispetto ad oggi,
un’epoca che mi ha fatto capire che ciò che accadeva ieri può accadere anche oggi: il razzismo, il ciclone di
offese sulle persone ‘’grasse’’ o ‘’magre’’, l’omofobia e il maschilismo.
Il libro è molto movimentato, i protagonisti vivono molto fuori casa, passando dalla scuola alla biblioteca,
dalla casa di It alle fogne, dal centro di Derry a New York e Chicago, dalla casa di uno alla casa di un altro,
rendendo la lettura ancora più coinvolgente e interessante; un luogo particolare tra tutti questi, però, è
indubbiamente la casa di Pennywise, un posto significativo sia per i ragazzi che per l’autore, poiché è la
dimora del pagliaccio che li perseguita e perché ricorda a King una casa davanti alla quale egli passava da
giovane, tanto da costruirne una tutta sua che cerca di suscitare inquietudine in tutti coloro che ci passano
davanti come succedeva a lui stesso. I libri aiutano molto la fantasia e questo libro è il perfetto esempio di
ciò che fa lavorare la nostra immaginazione. La viva descrizione dei luoghi, infatti, non può non farci
immaginare ciò di cui il narratore sta parlando e, nonostante ognuno immagini con la propria testa, il
risultato sarà senza dubbio l’idea di luoghi molto inquietanti. Nel libro, inoltre, l’autore ci insegna che
liberarsi dalle proprie paure è un obbiettivo che tutti noi possiamo raggiungere; quasi tutti i personaggi,
infatti, sono riusciti a liberarsi dalle proprie insicurezze superando la situazione di povertà e paura in cui
vivevano, su cui però l’autore ha deciso di non soffermarsi; gli ambienti sociali sono, perciò, un tema che ha
scartato per occuparsi maggiormente della tematica delle emozioni, nonostante egli stesso sia uscito dalla
povertà ed entrato nella ricchezza. Il suo soffermarsi sul tema delle emozioni è come un grande ombrello
che sotto di sé protegge molti altri temi rilevanti e correlati a quest’ultimo, come il livello di cultura, minimo
nei personaggi, il loro progresso di vita e il loro livello di civiltà, minimo anch’esso. Stephen King, oltre che
per la sua particolare immaginazione, è conosciuto per il suo linguaggio ricco, colto ma anche rozzo/diretto
e allo stesso tempo complicato, sicuramente non adatto ai principianti della lettura; la sua scrittura è inoltre
contraddistinta da lunghi periodi, spesso interminabili, che rendono i capitoli interminabili e a volte anche
noiosi.

Nel libro troviamo anche molti dialoghi che rendono correttamente il livello di cultura e le abilità
dialettiche del gruppo di amici: sono abilità minime e non sviluppate, con termini bassi e volgari che i
personaggi usano per sembrare più grandi e per essere accettati dagli altri. Lo stile, dunque, è elegante,
complicato, drammatico e colto ma allo stesso tempo ironico, volgare e concitato, è un mix di stili che
non sarei mai in grado di imitare ma che apprezzo, poiché dimostra la versatilità dell’autore nella
scrittura e perché rende la lettura un miscuglio di emozioni e non una pratica noiosa e monotona. Dei
tanti temi affrontati quelli più importanti sono l’amicizia e l’amore, che in ogni situazione vincono,
proprio come viene dimostrato dalla vittoria dei ragazzi contro Pennywise; l’autore ha chiaramente
preso ispirazione anche da altre tematiche, come la solidarietà nei confronti dell’altro, le ingiustizie della
società nei confronti dei più piccoli/deboli, il coraggio che è nato dall’amore fra amici, l’avventura, le
rivalità tra buoni e cattivi e il destino di chi non ha creduto nell’amore e nel coraggio, facendosi
trascinare dalle paure e dalle insicurezze come è successo a Stan, debole personaggio che si è suicidato
dopo aver scoperto del ritorno di It ventisette anni dopo. Lo scrittore, pertanto, ci offre indirettamente
le sue idee sulla paura, un’emozione che può salvarci ma che allo stesso tempo è in grado di ucciderci; ci
offre anche il suo pensiero sul rapporto fra gli uomini, un rapporto in cui vince il più forte se non vi è
unione fra i più deboli. Questa storia nasconde tanto dietro la classica immagine di un pagliaccio
assassino davanti cui tutti si fermano; è molto di più, è un libro che ci fornisce una grande
rappresentazione della vita, una vita in cui molte persone temono le proprie paure che impediscono
loro di essere sé stessi, una vita in cui i più forti traggono vantaggio dalle insicurezze altrui per imporre il
proprio potere; ma la lezione più importante è senza dubbio il valore dell’amicizia, dell’amore e del
coraggio; se uniti, infatti, questi valori ci renderanno più forti per sconfiggere il nemico.
Il libro, quindi, mi è piaciuto sotto ogni aspetto, a differenza dei due film. Mi ha aiutato a rivalutare gli
sbagli che faccio, soprattutto quando sottraggo me stesso all’idea di coraggio, un coraggio che il mio It
interno fa tacere, rendendomi schiavo delle paure che non fanno vivere la mia libertà. La lettura del libro
non è stata semplice, è stata lunga e impegnativa; per leggerlo, infatti, ho impiegato un mese; ho
cercato, dunque, di godermelo lentamente e con calma, soprattutto per capire tutto ciò che
accomunava me e i protagonisti, immaginando cosa potrebbe accadere se superassi tutte le mie paure,
proprio come hanno fatto loro e suscitando in me ancora più interesse per i più deboli che non
accettano se stessi.
E’ proprio a loro che consiglio vivamente la lettura di questo libro.

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