Intervista a Primo Levi

Salve a tutti, oggi abbiamo l’onore di intervistare Primo Levi, personaggio noto a tutti per aver vissuto gli orrori e le aberrazioni della Guerra e della Shoà. Ringrazio per aver accettato l’intervista, iniziamo subito con le domande e partiamo con una facile.

Quanti anni ha?

  • Bene…. se fossi ancora vivo avrei avuto circa cento anni; purtroppo gli orrori che ho vissuto mi hanno consumato finché non ho scelto io stesso di porre fine alla mia vita…

Mi dispiace… Come trascorreva le sue giornate quando ancora era giovane?

  • Ero figlio di una famiglia ricca, quindi la maggior parte del tempo lo impiegavo nello studio.

E’ riuscito a progredire con gli studi oppure ha dovuto interromperli?

  • Con difficoltà sono riuscito a laurearmi alla facoltà di Chimica nel 1941 nonostante le leggi razziali. Però non mi è servito a molto… Non potevo sapere cosa sarebbe accaduto.

A cosa si riferisce?

  • Mi riferisco all’orrore vissuto che ha stravolto la mia vita.

Ah, capisco… Posso chiedere come è iniziata questa esperienza e cosa ha fatto per sopravvivere?

  • E’ iniziato tutto quando sono stato arrestato e successivamente deportato ad Auschwitz nel 1944. Ricordo che sono stato caricato su un treno. L’entrata su quel treno non era altro che l’inizio della fine di molti di noi. Una volta arrivati ad Auschwitz non avevamo più un nome e successivamente neanche più un anima. Divenimmo dei semplici numeri. Non si era più qualcuno, ma qualcosa che veniva sfruttata. Mi ha chiesto come ho fatto a sopravvivere… Ho dovuto accettare delle cose orrende nelle quali rischiavo spesso anche la vita. Potevamo morire per qualsiasi motivo: anche per un “sì” e per un “no”.

La Storia ci dice che ne è uscito vivo ed è riuscito a tornare a casa… Ci può però raccontare come?

  • Da una parte posso ritenermi fortunato in quanto sono stato uno dei pochi ad uscirne vivo… Ma tornare a casa non è stato facile… Molte linee ferroviarie erano bloccate, quindi dovetti viaggiare un bel po’ prima di riuscire a mettere piede in casa a Torino. Una volta arrivato però l’angoscia era rimasta e dovevo scaricarla in qualche modo. Per questo decisi di iniziare a scrivere. Il primo test fu una poesia che chiunque dovrebbe conoscere: “Se questo è un uomo”. Non riuscii mai a dimenticare le atrocità vissute quindi posi fine alla mia vita e ai miei dolori molto tempo dopo.

La ringraziamo per aver accettato questa intervista e ci dispiace averle fatto rivivere questi ricordi.

  • Credo che chiunque debba conoscere, sapere e ricordare…

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