L’indipendentismo della Catalogna
La Catalogna è una delle Regioni più importanti della penisola iberica, è una delle 17 comunità autonome della Spagna, collocata all’estremità nord-orientale con una popolazione di oltre 7.500.000 di abitanti. Dalla forte identità culturale e con una propria lingua, alla fine del XV secolo, con l’unione del Regno d’Aragona, di cui faceva parte, con il Regno di Castiglia, divenne parte della nascente nazione spagnola. Nell’800 ci sono stati i primi segni di spirito nazionalistico, ma solo nel 1931 con l’avvento della prima Repubblica gli viene concessa particolare autonomia. Nel 1978, al termine dei quasi quarant’anni di dittatura che seguirono la Guerra Civile (1936-1939), grazie alla Costituzione democratica, la Catalogna si vede confermata un alto livello di autonomia. Basti pensare che ha una sua propria polizia e che il catalano è diventato lingua ufficiale assieme allo spagnolo.
Cosa si intende quando si parla dell’indipendenza della Catalogna?
Per indipendenza della Catalogna si intende il desiderio dei nazionalisti catalani che aspirano ad una secessione dal resto della Spagna. Una delle date che ha segnato questo fenomeno è il 1° Ottobre 2017 quando i catalani sono stati chiamati a decidere sulla propria indipendenza, azione ritenuta illegale dal Governo centrale, da parte dell’ex-presidente catalano Carles Puigdemont, che ha promosso una legge referendaria. Madrid ha deciso di rispondere a questa insubordinazione usando le maniere forti, infatti per evitare che le persone raggiungessero le urne ha inviato 10.000 agenti appartenenti alla Guardia Civil, ovvero la polizia paramilitare spagnola, sul luogo. Questa giornata viene segnata da numerose violenze inflitte ai cittadini che sono andati a votare. Secondo il sistema amministrativo-istituzionale del governo catalano nonostante gli scontri il 42% dei 5 milioni di catalani aventi diritto di voto ha presenziato alle urne, il 90% di essi ha espresso il suo favore alla secessione. Questi risultati hanno portato Puigdemont a proclamare la Catalogna stato indipendente in forma di Repubblica. Il presidente per paura delle ripercussioni del suo gesto è fuggito in Belgio (dove tuttora si trova in esilio) ma prima di andarsene ha fatto salire al Parlamento Quim Torra, da molti visto come suo burattino.
Cosa pensa il popolo catalano di questa situazione?
Molti esponenti politici, giornalisti e intere reti televisive hanno detto la loro opinione, spiegando che l’unica risposta che hanno avuto dai piani alti spagnoli di rimando alle loro proteste per poter decidere il loro futuro come popolo è stata una estrema violenza da parte dei poliziotti presenti durante le manifestazioni. Oltre ai numeri dell’economia, l’indipendenza ha anche motivi politici. I separatisti catalani, infatti, vogliono gestire la regione in maniera autonoma senza i limiti imposti dalla capitale. La Costituzione spagnola infatti concede alle singole Comunità Autonome un ampio margine decisionale su materie come istruzione e sanità ma ne limita la libertà su altre di competenza esclusivamente del governo centrale. La Catalogna ha proposto di entrare a far parte dell’Unione Europea come stato autonomo, proposta rigettata completamente. I catalani non si arrendono e vorrebbero proporre una soluzione su modello norvegese. La Catalogna potrebbe dare il via alla libera circolazione di servizi e merce, senza essere membro dell’U.E..
Com’è la situazione nel Febbraio 2021?
Tuttora diversi leader catalani stanno scontando dai 9 ai 13 anni di carcere per aver organizzato il referendum del 2017. Oggi su balconi, muri, facciate di edifici sono esposti striscioni o bandiere indipendentiste, accompagnate da nastri gialli che simboleggiano l’appello a liberare i prigionieri catalani. Sbiaditi dalla lunga esposizione al sole, sono gli emblemi di un movimento il cui apice sembra ormai passato. Al momento questa regione sta vivendo un periodo di alto declino. In effetti, da due anni il PIL (Prodotto Interno Lordo) di Madrid ha superato quello catalano; gli investimenti stranieri e il settore bancario spagnolo si sono concentrati sulla capitale, anche a causa dell’incertezza circa il futuro della Catalogna. Come accadde tre anni fa, la Catalogna si ritrova dall’oggi al domani senza presidente. Le circostanze però sono molto diverse. Nell’ottobre 2017 Carles Puigdemont fu destituito dopo aver dichiarato l’indipendenza dalla Spagna. Allora fu un atto politico, ora invece è un rovescio giudiziario a decapitare la Generalitat. Quim Torra è stato condannato ad un anno e mezzo di inabilitazione per disobbedienza: durante la campagna elettorale delle politiche di aprile 2019, aveva esposto uno striscione con la richiesta di libertà per i cosiddetti “presos polítics”, gli esponenti separatisti incarcerati dopo il tentativo di indipendenza. Considerandolo un messaggio politico, la Giunta Elettorale aveva chiesto a Torra di ritirare lo striscione, proposta da lui ignorata: il suo continuo ostinato rifiuto l’ha portato a ricevere una condanna dal Tribunale Superiore di Giustizia catalano, che il 28 settembre ha confermato la sentenza: Torra è inabilitato per ogni incarico pubblico e, di conseguenza, non può più presiedere la Generalitat. La Catalogna si trova ora senza un leader; il piano degli indipendentisti a questo punto è di non presentare un nuovo candidato in segno di dissenso, aspettando le prossime elezioni che si terranno quest’anno. Dalle piazze catalane, tradizionalmente pacifiche, è lecito attendersi supporto e partecipazione, con le conseguenze che la cosa comporta in una regione già martoriata dal Coronavirus: già all’annuncio dell’inabilitazione di Torra si è improvvisata una manifestazione davanti al Parlamento. Ad oggi la situazione a Barcellona è molto instabile. Sabato 30 Gennaio 700 persone hanno manifestato contro l’incarcerazione del rapper Pablo Hasél, condannato per esaltazione del terrorismo e per insulti alla monarchia, una protesta che ha portato a momenti di tensione e incendi di container davanti ad uno sbarramento di militari che custodivano la delegazione governativa. Ciò ha costretto la mobilitazione di vigili del fuoco e polizia antisommossa a spostare i loro furgoni per disperdere i manifestanti, senza produrre feriti. La manifestazione, chiamata con lo slogan “Total Amnesty”, è iniziata alle 19:00 nei Jardinets de Gràcia a Barcellona e si è svolta in direzione di Mallorca Street. Durante la marcia i manifestanti hanno innalzato bandiere e simboli indipendentisti contro la monarchia.
Un articolo di Gaia Fiacconi




