Intervista impossibile a Paolo Rossi
Abbiamo quest’oggi il piacere di intervistare un mito del calcio italiano.
Laureato campione del mondo, pallone d’oro e capocannoniere ai mondiali del 1982, risulta quarantaduesimo nella speciale classifica dei migliori calciatori del XX secolo : Paolo Rossi
I: Ciao Paolo.
Ripercorriamo con la memoria il 1982, un anno d’oro nel vero senso della parola perché nello stesso anno sei diventato campione del mondo, capocannoniere del mondiale e hai vinto il pallone d’oro.
Sei stato l’unico oltre a Ronaldo.
P: è una cosa di cui vado orgoglioso ovviamente, non sono traguardi semplici da raggiungere! Tutto poi nello stesso anno; quell’ 82’ è stato per me davvero un anno magico, sono arrivato sul tetto del mondo vincendo tutto quello che si poteva vincere.
La mia è stata una carriera particolare, fatta non solo di traguardi raggiunti, di vittorie ma anche costellata di numerose difficoltà, di precipizi, di alti e bassi insomma.
I: Quanto sono costati a livello di sacrifici questi traguardi ?
P: Se sei un professionista sei consapevole che i sacrifici bisogna farli: fare il professionista significa rinunciare a molte cose davvero, ma nella rinuncia c’é talmente tanta passione che non ci si accorge neppure di tutto quello che si sta sacrificando.
I: Hai mai avuto la tentazione di mollare tutto e fare altro?
P: L’idea di fare l’astronauta l’ho avuta, l’immagine di Neil Amstrong nella mia infanzia mi rimase scolpita a lungo dentro.
I: Hai iniziato a giocare a calcio a calcio all’età di nove anni nel Santa Lucia.
P: Esatto.
I: Poi nel 72’ l’ingresso nella Juventus… avevi fiducia nel tuo talento ?
P: Molto, anche se ho sempre pensato che il talento è fondamentale ma non sufficiente. E’ necessario aggiungere tutto quello che fa parte di un bagaglio importante: sacrifici, preparazione, tenacia nel continuare a perseguire gli obiettivi
I: Tornando alla notte magica dell’ 82 qual è il ricordo che riaffiora con più prepotenza?
P: L’11 luglio, terminata la partita, ci fu consegnata la coppa del mondo… Fu un’emozione indescrivibile fare il giro di campo abbracciati gli uni agli altri!
I: Negli spogliatogli che aria che aria si respirava prima di quella finale che avrebbe condotto l’Italia al successo?
P:L’inizio di quel mondiale non era stato brillante; poi ci fu la partita contro l’Argentina, vinta 2-1. Acquistammo una maggiore fiducia e consapevolezza nelle nostre capacità intuendo che ce la avremmo potuta fare. A quel punto negli spogliatogli si cominciò a respirare un’aria nuova, una voglia di vincere ogni partita per arrivare in finale..
I: Che dire una carriera d’oro!
Autore: Alessandro Onori

