L’antisemitismo: dalle origini ai nostri giorni
Anche se il termine fu coniato agli inizi del XIX secolo, il fenomeno
dell’antisemitismo è assai più radicato nella storia. Difatti, nel corso dei
vari secoli, gli ebrei furono bersaglio e oggetto di pregiudizi,
discriminazioni e persecuzioni che li portarono spesso ad abbandonare
la loro quotidianità in cerca di pace.
L’ANTISEMITISMO NELLA STORIA ANTICA
Il primo sentimento antisemita risale al 1000 a.C. dopo la liberazione
degli ebrei dalla schiavitù egiziana. Pare infatti che gli stessi egizi
abbiano trovato offensiva l’annuale celebrazione ebraica della Pèsach
(Pasqua ebraica), una festività della durata di 8 giorni che ricorda la
liberazione del popolo ebraico dall’Egitto e il suo esodo verso la Terra Promessa. Fino al II sec a.C., dunque, prima
dell’espansione di Roma nei regni ellenistici, la presenza
ebraica nel mondo greco venne considerata utile e leale. In epoca romana, con Augusto e Tiberio, gli
ebrei poterono godere della religio licita, ovvero di una legislazione che
tutelava la libertà di professare il proprio culto caduta, però, quando
Caligola affisse la sua immagine nelle sinagoghe. Gli ebrei avvertirono
la profanazione del proprio credo dando così inizio alle sanguinose
guerre giudaiche del 66 – 73 d.C., concluse con la distruzione del
Secondo Tempio da parte di Tito e l’inizio della diaspora ebraica.
L’ANTISEMITISMO CRISTIANO-MEDIOEVALE
Secondo la maggior parte degli storici, la prima forma di odio cristiana
verso gli ebrei fu l’accusa di aver crocefisso Gesù; infatti, all’inizio del
Medioevo, l’accusa di deicidio era la principale giustificazione della
Chiesa per la persecuzione del popolo ebraico. Anche se tra le due
religioni vi è sempre stato un legame molto antico, a scandire
ulteriormente la loro netta separazione fu Papa Innocenzo III che, nel
1213, convocò il concilio Lateranense IV in cui vennero approvati
alcuni importantissimi decreti riguardanti gli ebrei: era permessa loro
l’usura con moderazione, vietata ai cristiani. A seguito del decreto 68,
gli ebrei furono costretti a distinguersi dai cristiani indossando un
simbolo di riconoscimento riutilizzato durante il periodo nazista. Agli
ebrei fu inoltre attribuita la causa della diffusione della peste. Difatti, i
cristiani pensavano che fosse una vera e propria arma usata contro di
loro poiché considerato nel Medioevo popolo eletto. Nei vari stati
europei gli ebrei vennero espulsi dai propri territori o allontanati dai
centri città e per questo, a Venezia, nel 1516 si finì per creare il primo
ghetto in cui venivano ammassati tutti coloro che avevano la fede
ebraica. Sarà proprio Venezia il luogo in cui Shakespeare, secoli dopo,
decise di ambientare la sua tragedia “Il mercante di Venezia”, il quale
racconta la vicenda di Shylock , un ebreo usuraio costretto alla fine a
convertirsi al cristianesimo. In effetti, i lavori degli ebrei erano di solito
quelli di medico o di possessore di banchi di pegno concessi a seguito
del concilio del 1213.
IL CULTO DI SAN SIMONIMO DA TRENTO
Nel marzo del 1471, il giorno di Pasqua, il corpo di un bambino di due
anni venne ritrovato senza vita nei pressi della casa di Samuele, uno dei
maggiori esponenti della piccola comunità ebraica di Trento. Ritenuti
responsabili del rapimento e dell’omicidio di Simonino, gli ebrei
vennero subito incarcerati, processati e condannati a morte. L’accusa si
fondava sulla credenza che gli ebrei compissero sacrifici rituali di fanciulli
cristiani servendosi del sangue della vittima per scopi magici e religiosi.
L’ANTISEMITISMO RINASCIMENTALE SPAGNOLO
Il 1° agosto 1492 i sovrani spagnoli, Ferdinando di Aragona e Isabella di Castiglia,
imposero l’espulsione dai Regni di Castiglia e d’Aragona di tutti gli ebrei che non
intendevano convertirsi attraverso il decreto dell’Alhambra, noto anche come decreto di
Granada. I provvedimenti si estesero anche
ai domini italiani, alla Sicilia e in seguito al Regno di Napoli. Gli ebrei spagnoli (sefarditi,
dal termine ebraico che indicava la Spagna) si rifugiarono in Portogallo, nell’Impero
ottomano e in Italia, ma da lì a poco il re portoghese adottò le stesse misure di
conversione forzata e di espulsione.
L’ANTISEMITISMO IN ETÀ MODERNA
L’antisemitismo continuò a vivere anche nel Settecento. Durante il
periodo dell’Illuminismo, il grande filosofo Voltaire, conosciuto per il suo
Trattato sulla tolleranza, si esprimeva riguardo gli ebrei definendoli “un
popolo barbaro e crudele, perverso e mostruoso, il più abominevole
tra i popoli della Terra”. A fine Ottocento invece, in Francia, scoppiò
l’affaire Dreyfus , uno scandalo politico che ottenne enorme
risonanza. Nel 1894 venne trovato in un cestino
dell’ambasciata tedesca un biglietto anonimo contenente un
elenco di documenti militari segreti. Le indagini si
concentrarono su Alfred Dreyfus, un Ufficiale dello Stato Maggiore.
Essendo ebreo venne accusato ingiustamente di tradimento e più precisamente di aver venduto i segreti
militari poiché a quel tempo si pensava che gli ebrei volessero sovvertire
l’ordine mondiale. Dopo anni di carcere Dreyfus venne assolto e
riabilitato al suo grado, grazie anche a numerose campagne intellettuali
francesi per la revisione del processo (tra questi partecipò anche Emile
Zola con la sua celebre lettera J’accuse indirizzata al Presidente della
Repubblica).
L’ANTISEMITISMO NEL XX SECOLO
Tra i principi fondanti dell’ideologia nazista vi erano anche
l’antisemitismo e la persecuzione degli Ebrei. Difatti, nel programma in
25 punti della nuova formazione politica,
pubblicato nel 1920, i membri
del Partito Nazista dichiaravano pubblicamente
la loro intenzione di separare gli Ebrei dalla popolazione
“ariana” e privarli dei loro diritti. Durante i primi sei
anni della dittatura di Adolf Hitler, gli Ebrei subirono gli effetti di decreti e regolamenti che
limitavano le loro vite sotto tutti gli aspetti. Nel 1937 e nel 1938 i
Nazisti proibirono ai medici ebrei di curare pazienti non-ebrei,
revocarono la licenza agli avvocati ed inoltre tutti i passaporti vennero
stampati con la lettera “J” di giudeo sul retro. Subito dopo la
Kristallnacht (La Notte dei Cristalli), tra il 9 e il 10 novembre 1938, le
leggi naziste proibirono agli Ebrei l’accesso alle scuole pubbliche e
alle università, così come ai cinema e ai teatri. Anche negli impianti
sportivi gli ebrei furono espulsi poiché vi era la necessità di
“bonificare l’ambiente dello sport” che diventò anch’esso Judenfrei,
cioè privo di ebrei. Tra i più importanti sportivi che furono
vittima della furia nazista ricordiamo Leone Efrati, pugile italiano deportato ad Auschwitz e
Alfred Nakache, campione di nuoto francese.
L’Olocausto rappresenta l’esempio più estremo di antisemitismo nella
storia. Attuato tra il 1933 e il 1945, sostenuto dalla macchina statale
tedesca, l’olocausto consistette nella persecuzione e l’assassinio di
6 milioni di Ebrei da parte dei Nazisti e dei loro collaboratori. Lo
sterminio fu messo in atto dagli apparati militari e civili tedeschi in particolare dei corpi speciali delle SS
(Schutz-Staffeln, «squadre di protezione») guidate da Heinrich Himmler.
Le SS si distinsero tristemente per la brutalità e l’illegalità del loro
operato nello sterminio e nella persecuzione degli ebrei. Tra i
maggiori responsabili dell’emigrazione forzata degli
ebrei vi fu anche Adolf Eichmann. Durante questo
periodo buio, gli ebrei subirono il trasferimento, prevalentemente
in vagoni bestiame ferroviari, verso i campi di sterminio (Vernichtungslager), vere e proprie
fabbriche della morte dove i corpi venivano inumati in fosse comuni. In
questo momento fu celebre il caso della ragazzina francese ebrea Dora
Bruder che, a soli 15 anni, scomparve durante l’occupazione tedesca di
Parigi. Grazie ad un annuncio di un quotidiano parigino, lo scrittore
Patrick Modiano, quasi 50 anni dopo, cercò di porre un punto al triste
epilogo della giovane ebrea per dare voce ad un’ulteriore vittima della
macchina omicida nazista.
L’ANTISEMITISMO DAL SECONDO DOPOGUERRA AD OGGI
Nel secondo dopoguerra, dopo la sconfitta del nazismo, venne creato lo
stato di Israele (1948), il quale ha determinato il diffondersi di un ampio
movimento antisionista. L’antisemitismo non è sparito neppure ai
giorni nostri: gli ebrei della Germania sono stati invitati a non indossare
le kippahs per timore che siano vittime di attacchi, bambini ebrei
francesi sono stati scoraggiati dal frequentare la scuola locale descritta
come antisemita, continua la profanazione di cimiteri, le svastiche
vengono dipinte sulle sinagoghe.
COME COMBATTERE L’ANTISEMITISMO?
Come possiamo evitare qualcosa che sembra inevitabile? Come
possiamo evitare che riaccada e che continui ad accadere ogni giorno il
fenomeno dell’antisemitismo? Curando la memoria: il regalo più fragile
ed effimero che la vita ci ha concesso, il nostro faro per il futuro ma che
illumina anche la nebbia calata sul passato, la quale oscura la ragione e
conduce coloro che non si sono curati della propria memoria a negare
fatti realmente accaduti. Secondo il sopravvissuto italiano Gianni Polgar,
“Si va avanti (nella vita), si deve andare sempre avanti “, ma mi
permetto però di aggiungere che, riguardo questo argomento, bisogna
sempre avere un grande riguardo verso il passato per evitare gli stessi
errori. Mi auguro, nel mio piccolo mondo di semplice studentessa di un
liceo linguistico, che nel futuro questo fenomeno cessi di esistere e così
come l’apparente ma non reale differenza fra uomini.

