Lettera ad un amica vittima di anoressia

INTRODUZIONE

Questa lettera ha lo scopo di intervenire per colmare i vuoti; l’ho scritta raccontando un po’ della mia storia, per dare dei consigli che a me in quel momento buio sarebbero serviti e mi avrebbero aiutata tanto.

Con questa lettera voglio ricordare a tutte le ragazze ed i ragazzi che stanno combattendo questo mostro, che là fuori ci sarà sempre qualcuno che ci ama nonostante i nostri vuoti e che si interessa a noi.

Siamo belli, anche se non riusciamo a vederlo.

Lettera ad un amica vittima di anoressia:

Ciao,
Non offenderti se ti dedico queste righe.

Immagino che per te non sia un bel periodo, e forse ti potresti scocciare.

Volevo però augurarti con tutto il mio cuore di trovare nel buio di una stanza quella forza interiore che possa sconfiggere la parte di te che ti impedisce di cercare la felicità: la solitudine, l’insoddisfazione, il vuoto e la chiusura in te stessa.

Conosco a memoria questi impedimenti perché sono gli stessi con cui mi sono scontrata io fino a qualche mese fa.

Abbracciare il mondo con le sue gioie ed i suoi brividi è mille volte più bello che riuscire a controllare la fame e danneggiare il nostro corpo.
Generalmente chi non ha mai sofferto di questa malattia tende a pensare che una persona molto magra è “anoressica”.

Ma non sanno, che in realtà l’anoressia è molto lontana da essere solo questo.

L’anoressia entra nella tua mente, non ti abbandona, ti rende forte e piena di te.

Ogni pasto saltato, ogni kg perso, fa in modo di avvicinarti sempre più a lei, ma lei si allontana ad ogni nuovo traguardo.

Anoressia è mentire, nascondersi, fingere; salire sulla bilancia silenziosamente, con vergogna, perché non vuoi che ti vedano farlo.

Anoressia è guardare le calorie di un alimento e calcolare velocemente l’apporto calorico di quello che stai mandando giù. Fare esercizio per bruciare calorie che non hai neanche ingerito.

Hai perso peso, sei una 38, miravi a una 42, ti chiedi perché non riesci a fermarti, ci vuole un po’ per accorgerti che sei malata.

Di dibatti sul body shaming se ne fanno tanti, ma si soffermano tutti su chi ha qualche kg in più, su chi porta una taglia in più, non su chi ha qualche taglia o kg in meno, anzi, ci considerano anche fortunate.

Tutti, prima di giudicare una persona per il suo aspetto fisico, dovrebbero riflettere.
Soffrire di un disturbo alimentare non è un gioco, non si sceglie di essere malati perché fa moda soffrirne, ti cambia, ti consuma e specialmente l’anoressia si gode la tua distruzione.

Io ne sono uscita, mi ha cambiato, mi ha maturata.

Ad oggi mi sento ancora un po’ vuota, ma questo mio vuoto sarà per sempre incolmabile è un segno che mi porterò per tutta la mia vita.

Per uscirne non servirà a niente sforzarti o essere costretta da altri, è una cosa che deve partire da te, se tu non sei pronta per guarire, neanche le peggiori minacce e costrizioni ti faranno cambiare.

Io devo tutto a chi mi ha aiutato ma soprattutto a me stessa, se io per prima non mi fossi resa conto che stavo andando incontro ad un punto di non ritorno probabilmente ad oggi starei raccontando una storia diversa e sicuramente peggiore.

Non ci servono forzature per cambiare, a volte abbiamo bisogno solo di qualcuno che ci dica che andiamo bene così, anche con i nostri vuoti.

Trova la forza di sentirti bella anche con dei vuoti, è questa la cura, per l’anoressia e soprattutto per la tristezza.

Sei forte, lo stai dimostrando vivendo questo brutto periodo, non mollare mai perché prima o poi troverai anche te la tua felicità e serenità, il tuo sole dopo la tempesta.

-G.

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