La donna in Guinea
Dibattito sulla questione della donna in Guinea
Il 25 novembre è una data molto importante in cui viene commemorata la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne e in onore di questa ricorrenza la nostra classe ha deciso di ragionare sulla problematica che colpisce tutt’oggi il territorio della Guinea in quanto una delle nostre compagne, essendo originaria di quel posto, ha vissuto la questione in prima persona. Ognuna di noi ha deciso di porre una domanda relativa al tema dando così il via ad un vero e proprio dibattito che ci ha fornito una visione più consapevole del mondo in cui viviamo e mettere a confronto la nostra realtà con realtà differenti.
ILARIA
Qual è il trattamento di soppressione riservato alla donna a cui più ti opponi?
MABY
Il trattamento a cui più mi oppongo è la mutilazione genitale, un intervento fatto per motivi tutt’altro che medici, ma utilizzato per sminuire la donna. In questo caso sarebbe meglio utilizzare la parola “bambina” in quanto queste pratiche vengono eseguite su bambine a partire dai 9-10 anni, spesso in luoghi poco igienici da circoncisori tradizionali muniti solo di una lametta e di ago e filo. La mutilazione, oltre ad essere un atto orrendo in sé, inutile e che espone la bambina a infezioni che potrebbero degenerare, rappresenta una vera e propria mutilazione dell’orgoglio. Queste giovani ragazze infatti, sono sottoposte a tale procedura per dimostrargli che gli uomini adulti della comunità possiedono il controllo totale, sia del loro comportamento nella comunità sia del loro corpo. Infatti, nonostante sia parte della cultura di alcuni Paesi, questo intervento serve solo a far spaventare le giovani ragazze e a “tenerle in pugno”, tenendole lontane da qualsiasi pensiero di ribellione nel periodo cruciale dell’adolescenza. Questi anni infatti sono dedicati all’apprendimento di tutti i compiti che una “brava donna di casa” deve saper svolgere alla perfezione e non può permettersi di pensare diversamente dagli altri poiché andrebbe a minare l’autorità del capo. Per questo motivo, la ragazzina è privata della parte del corpo che la rende tale e che la distingue dall’altro sesso, negandole il controllo sulle proprie zone intime come se non fossero una sua proprietà.
Fortunatamente le ultime generazioni si stanno opponendo sempre di più a torture del genere, cercando in tutti i modi di diffondere messaggi di libertà e rendendo consapevole il maggior numero di persone possibile grazie a documentari e articoli nella speranza che un giorno nessuno dovrà più sottoporsi a mutilazioni di alcun tipo.
GIULIA F.
Due persone di religione diversa possono sposarsi nel tuo Paese?
MABI
Secondo l’Islam, due persone (una islamica e una di un’altra religione) possono sposarsi, l’importante è che il matrimonio avvenga in moschea: dunque non ci sono barriere religiose che vincolano due persone che si amano a sposarsi.
NOEMI
Considerato il fatto che l’uomo può avere nella religione islamica più mogli, qual è l’idea e l’atteggiamento di tua madre a tal proposito? Esiste lo stesso un concetto di tradimento?”.
MABY
Da molti anni questa tradizione e usanza è parte della normalità, infatti mia madre è nata e cresciuta con questa tipologia di unione matrimoniale e con genitori che avevano lo stesso pensiero religioso. Infatti, anche mio nonno aveva più mogli così da rendere “normale” la stessa opinione in famiglia. A tal proposito, mia madre è cresciuta con il pensiero che avere più mogli, per esattezza massimo quattro mogli per marito, sia del tutto normale. Per questo, la decisione di suo marito di avere tre mogli in contemporanea è stata una decisione normale, scontata, poiché è una concezione tradizionale della sua religione. Inoltre, è consapevole del fatto che il marito abita in un altro paese e ciò gli impedisce di tornare a casa in Italia per far visita alla sua terza moglie e ai suoi figli. Proprio per questo, sfortunatamente mia madre e noi figlie non incontrano nostro marito/padre da quando ci siamo trasferite in Italia, poiché mio padre è rimasto in Guinea con le altre mogli. Io non potrei mai sopportare l’idea che mio marito abbia altre mogli oltre a me!!! Nonostante il fatto che l’uomo possa avere più di una moglie, le mogli possono lo stesso sentirsi “tradite” dal marito.
ELEONORA E VALERIA P.
Cosa ne pensi dei matrimoni forzati? Se un giorno i tuoi genitori decideranno al posto tuo con chi sposarti, lo accetteresti?
MABI
Non potrei mai accettarlo, come non accetterei mai che mio marito possa avere più mogli. Questo tipo di matrimoni però esiste veramente in Guinea, specialmente per quanto riguarda le bambine. Esse sono costrette a sposarsi in genere tra i quattordici ed i quindici anni (a volte anche alla tenera età di otto anni) con uomini molto più grandi di loro, ma bisogna considerare comunque che esiste la possibilità di divorzio. Questi matrimoni sono spesso fatti per motivi economici, quindi i genitori sfruttano le loro figlie per guadagnare, decidendo volontariamente di rovinare la loro infanzia o giovinezza.
Ludovica
Partendo dal profondo significato sociale che l’acconciatura aveva tra le popolazioni dell’Africa, volevo chiederti se ad oggi la capigliatura sia ancora una denigrazione con il fine di annientare la dignità dei neri o se ormai, grazie al progresso, sia più un momento di dialogo tra le donne.
Mabi
Ad oggi l’azione stessa dell’acconciare i capelli rappresenta per le donne africane un momento di condivisione, si parla di tutto e ci si confida; perciò rappresenta un momento nettamente più positivo rispetto a molti anni fa.
Nel momento della schiavitù dei neri in America le donne utilizzavano le acconciature dei loro capelli per comunicare, attraverso le trecce di diverse forme e i nodi, si formavano dei segni o simboli che usavano per parlare in codice con il fine di scappare dalla loro situazione di schiavitù. Inoltre attraverso le treccine si tracciavano le strade sui capi delle donne, per condurre le altre ad un’uscita sicura.
FRANCESCA E VALERIA S.
Ci sono mai stati casi in cui qualche donna qualora abbia subito violenza sia fisica che psicologica ha denunciato l’accaduto e, se sì, ci sono in Guinea dei luoghi dove si può chiedere aiuto come ad esempio avviene da noi grazie a case rifugio apposite?
MABY
Le donne nel mio paese sono sempre state vittime di violenza sia coniugale sia familiari e di solito, per paura di essere mal viste dalla società, non denunciano mai quello che subiscono. Tuttavia, oggi solo una piccola parte decide di denunciare dato che sono nate delle associazioni per difendere i diritti delle donne, inoltre si può decidere anche di riportare l’accaduto alla polizia ma che non è sempre una fonte di sicurezza poiché vige la legge “del più ricco o potente”. Purtroppo in alcune parti del mondo non tutte le donne hanno ricevuto gli stessi diritti e pertanto, per garantire che ciò avvenga, bisogna continuare a lottare per dare voce a chi non ce l’ha e garantire la loro sicurezza.
GIULIA MAZZANTI
Perché nonostante la Guinea sia uno dei paesi che ha acconsentito al Protocollo di Maputo nel 2003, ad oggi non è ancora entrato in vigore?
MABI
Come in tutti gli Stati i cambiamenti sono molto lenti e ci vogliono molti anni prima che entri in vigore un protocollo di tale importanza, soprattutto perché è la cultura stessa che a volte prevale sulle leggi e non consente l’entrata in vigore di un diritto che negli anni precedenti è stato sempre negato. Nonostante questo però la Guinea non è statica, anzi negli anni sta cercando di migliorare le proprie usanze e di opporsi alle ingiustizie.
CLAUDIA
Tutte le donne e le bambine hanno accesso all’istruzione?
MABI
In Guinea, purtroppo, ci sono ancora molte donne che non hanno avuto la fortuna di andare a scuola, per questo motivo il tasso di analfabetismo è ancora molto elevato. Per i guineani, la donna non può frequentare l’ambiente scolastico perché ritengono che il suo ruolo sia quello di occuparsi della casa. Perciò tanti padri si rifiutano di portare le bambine a scuola, in quanto non è considerata cosa fondamentale per la crescita della persona; la donna istruendosi, infatti, potrebbe ribellarsi. L’istruzione intimorisce perché, tramite questa, si ha diritto di poter scegliere autonomamente il proprio futuro.
In un documentario, per esempio, è stata chiesta la causa per la quale alcuni padri non mandassero le figlie a scuola: uno dei motivi più frequenti è perché si teme che possano rimanere in stato interessante; si evitano così incontri con altri uomini. Nonostante ciò, non tutte le donne del Paese sono private dell’istruzione, molte di loro, oltre ad essere istruite, sono anche laureate.
SARA
Questa domanda riguarda l’aborto: innanzitutto è legale? Se sì, com’è considerato dalla popolazione e, in particolare, dalle donne?
Nonostante l’aborto sia legale in alcuni casi, soprattutto dalla religione è visto con sospetto. Infatti, l’aborto è criminalizzato dal codice penale, salvo che ciò non sia necessario per salvare la vita della madre in caso di grave minaccia per lei, o in caso di stupro, incesto e grave malattia del nascituro. In questi casi, l’aborto deve essere autorizzato da un collegio di medici specialisti, che deve registrare la sua decisione in un verbale che ne giustifichi i motivi. Se non si rientra in queste motivazioni la legge prevede che la donna che pratichi l’aborto su se stessa o che dia il suo consenso affinché un altro lo pratichi, è punita con la reclusione da uno a due anni ed eventualmente a una multa.
GIULIA MOSCATELLI
Qual è la situazione delle donne in Guinea riguardo l’omosessualità rispetto alla realtà italiana? Perché parlare di omosessualità crea ancora scalpore nel 2020?
MABI
La risposta è semplice, perché per certi paesi rimane ancora oggi un tabù, come in Guinea dove ‘’non se ne parla’’ e non si è mai vista una coppia omosessuale. Le attività sessuali tra persone dello stesso sesso sono illegali, per cui le persone appartenenti alla comunità LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) sono costrette ad affrontare leggi a loro avverse. Nel Codice Penale guineano vi sono infatti tre articoli inerenti al tema dei rapporti omosessuali. Essi sono il n° 325, il n° 326 ed il n° 327.
Articolo 325
Qualsiasi atto indecente o contro natura commesso con un individuo dello stesso sesso sarà punito con una reclusione da sei mesi a tre anni e una multa da 100.000 a 1.000.000 di franchi guineani. Se l’atto viene commesso con un minore di 21 anni, deve essere inflitta la pena massima. Se l’atto viene consumato o cercato con violenza, il colpevole sarà condannato da cinque a dieci anni di reclusione.
Articolo 326
Una pubblica indecenza è definita come qualsiasi atto intenzionale compiuto pubblicamente e tale da offendere la decenza ed i sentimenti morali di coloro che ne sono involontari testimoni.
Articolo 327
Qualsiasi persona che ha compiuto una pubblica indecenza sarà punita con una reclusione da tre mesi a due anni ed una multa da 50.000 a 450.000 franchi guineani o semplicemente con una di queste due. Quando un atto indecente viene commesso da un gruppo di individui, le pene descritte in tale articolo saranno raddoppiate.
Ma questo non dovrebbe sorprenderci, considerando che anche nei paesi più sviluppati come l’Italia, molti diritti quali l’adozione di bambini o il matrimonio egualitario, alle persone omosessuali vengano negati; che fino a 30 anni fa l’omosessualità fosse considerata una malattia mentale, oppure che le persone LGBT siano ancora vittime di violenze e discriminazioni. ‘’Sono oltre 50 le persone che ogni giorno (oltre 20 mila all’anno), contattano da tutta Italia il nostro servizio Gay Help Line 800 713 713 o la chat Speakly.org per raccontare le discriminazioni e le violenze che subiscono” riporta Marrazzo, responsabile del Gay Help Line e portavoce del Gay Center. Nell’ultimo anno, infatti, il dato sulle violenze e gli abusi è pari al 25% e durante l’emergenza Covid-19 è anche cresciuto fino al 40% per gli adolescenti. Di questi casi meno di 1 adolescente su 60 pensa di denunciare. Perché ciò accade ancora oggi? Questo avviene perché non ci sono ancora leggi che tutelino le persone in modo adeguato al contesto in cui vivono, convinti che l’omofobia o che l’odio verso la ‘’diversità’’, termine già di per sé contraddittorio (poiché escluderebbe il concetto di uguaglianza), non esista. Per questo motivo è fondamentale sensibilizzare le persone riguardo un tema ancora poco affrontato e dei problemi legati ad esso, che si pensano ormai superati, quando in realtà, ancora oggi, continuano a persistere nella società. Questo processo di sensibilizzazione dovrebbe cominciare dalle famiglie, dove ci viene sempre raccontato fin da bambini che esistono un principe ed una principessa ma mai che possono esistere anche due principi o due principesse; dalle scuole, dove si studiano le vite di personaggi storici famosi come Alessandro Magno, Michelangelo o Frida Kahlo senza mai menzionare le loro relazioni omosessuali o dove, se si parla di educazione sessuale, è solamente rilegata al sesso eterosessuale; e infine alla tv, dove solamente negli ultimi anni si è potuto assistere ad un incremento di film a tematica omosessuale o alla divulgazione da parte di persone omosessuali della loro vita personale, anche a costo di suscitare scalpore. Per concludere, se negli anni passati non avessero scambiato la varietà del genere umano per diversità, nascondendo l’evidenza, creando l’utopia della società perfetta, della famiglia tradizionale, adesso non sarebbe necessario enfatizzare determinati argomenti al fine di smuovere le coscienze umane e promuovere un’educazione civica. Pertanto anche la situazione in Guinea sarebbe migliore, in quanto l’omosessualità non verrebbe considerata come ‘’un atto indecente’’ e le persone non dovrebbero nascondersi per paura di essere perseguitate dalla legge, da ciò che dovrebbe invece tutelarli.
Al giorno d’oggi ci sono ancora molti pregiudizi su ciò che riguarda il diverso, che non rientra nelle nostre conoscenze. Molte persone si fermano sui loro pensieri, senza documentarsi a fondo. Fortunatamente nella nostra classe c’è Mabinty che ci ha trasportato nel suo mondo raccontandoci qual è la situazione della donna nel suo Paese d’origine. Vogliamo ringraziare la nostra compagna per essere stata così disponibile nel rispondere alle nostre domande e per aver condiviso con noi una parte della sua cultura.
