La leggenda di un pianista sull’oceano – Recensione

“Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla”

Questo film, tratto dal monologo teatrale “Novecento” di Alessandro Baricco pubblicato nel 1994, è uscito per la prima volta nelle sale rispettivamente quattro anni dopo. Il famoso regista Giuseppe Tornatore ha deciso di riprodurre molto fedelmente i dialoghi proposti dallo scrittore al punto tale che, in diversi passaggi, si potevano seguire le battute tenendo davanti il libro. 

Questa storia drammatica narra di un uomo molto particolare chiamato Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, detto semplicemente Novecento. Nato, trovato e cresciuto su una nave che trasportava gli immigrati da Genova a New York, egli, per il mondo intero, non esiste. L’unica ragione che sembra guidare il suo cuore e la sua vita è l’amore per la musica e per il pianoforte. Le sue avventure, dal suo ritrovamento in prima classe allo sviluppo delle sue melodie sublimi e movimentate, dalla sua ignoranza del mondo esterno alla gara con il più famoso jazzista del tempo, vengono narrate dal suo amico Max Tooney. I due hanno suonato insieme sulla nave per far dilettare e danzare gli ospiti per anni ma si sono separati nel 1933. Ora Max lo sta cercando perché ha saputo che dopo la Seconda Guerra Mondiale, durante la quale l’imbarcazione è diventata una nave ospedaliera, stanno per distruggere la casa galleggiante di Novecento e, dato che egli non è mai voluto scendere, lui è preoccupato per il suo amico. 

La colonna portante di questo film sono le svelte dita del protagonista che, creando una musica sensazionale ed unica, capace di lasciare tutti a bocca aperta, sembrano dar vita ad infinite storie ed infiniti luoghi. Il suo pianoforte con quegli 88 tasti rappresenta la sua realtà ed il suo mondo limitato in grado di generare un mondo illimitato. 

La particolare visione del mondo attraverso gli occhi del protagonista che, a sua detta, “gli passa davanti duemila persone alla volta”, fa intendere molto del suo carattere: è un sognatore timoroso. L’interpretazione di Tim Roth rende particolare ogni gesto di Novecento, anche il suo modo di osservare il mare o le persone intorno a lui, contribuendo a dare la giusta stravaganza al suo personaggio decisamente fuori dal comune. D’altronde non si può pretendere molto da una persona che non ha mai avuto modo di conoscere il mondo perché i suoi piedi non hanno mai toccato la terraferma: è cresciuta da sola nel mezzo di una diversità di persone non irrilevante, dove la maggior parte della gente aveva un bagaglio culturale non molto vasto. Questo è il motivo per cui Novecento dà un valore alle cose totalmente diverso da quello che potrebbe essere il pensiero comune, pensiero che rispetto al suo calpesta terreni molto differenti.

Attraverso la musica travolgente Danny Boodman T.D. Lemon Novecento esprime se stesso, le sue emozioni, racconta i suoi viaggi e le sue storie. Guardandosi attorno trova l’ispirazione, descrive ciò che vede quasi come fosse un cronista; per lui la musica è ragione di vita e  diritto di tutti, e così porterà le sue prestazioni anche in terza classe.

L’intreccio con cui è strutturata la storia è molto coinvolgente, nonostante in alcuni punti bisogna prestare un po’ di attenzione, in quanto sembra sempre che stia per finire tutto ma ogni volta c’è dell’altro. Il film inizia, infatti, con il racconto di Max, interpretato da un modesto Pruitt Taylor Vince, che attraverso una serie di flashback ripercorre tutta la storia del suo amico. Tutto ciò avviene fino alla fine del film dove non vedremo più Novecento in un ricordo ma nel presente.

Volendo trovare qualche difetto possiamo dire che, visto il periodo di produzione del film, la grafica non è eccezionale. Potrebbe inoltre essere potenzialmente un peccato veder sviluppati solo due personaggi ma, essendo la storia tratta da un monologo, ciò è facilmente giustificabile e sormontabile. Per via della durata di 2 ore e 50 minuti questa non è una pellicola che si può vedere quando si ha a disposizione un lasso di tempo relativamente breve.

Tre motivi per guardare questo film:

1) È un film molto emozionante che fa riflettere su alcuni aspetti della vita.

2) Se si è appassionati di musica, specialmente di pianoforte, non si può fare a meno di conoscere questa storia.

3) È una riproduzione molto fedele delle parole del libro di Baricco in grado di riprodurre fedelmente le caratteristiche del personaggio.

Voto: 8.5/10

Filippi Maria Letizia, Antonietti Ludovica, Moroni Emanuela e Rosace Francesco.

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