IL CASTELLO ERRANTE DI HOWL

Al giorno d’oggi non è difficile trovare nelle case occidentali degli appassionati di manga ed anime o ,in generale, dell’arte e delle tradizioni del Paese del Sol Levante. Questo è il motivo per cui oggi vi parliamo del film “Il castello errante di Howl”.

Questo film d’animazione giapponese, scritto e diretto dal celebre regista Hayao Miyazaki e prodotto dallo Studio Ghibli nel 2004, deriva dall’omonimo romanzo scritto circa vent’anni prima da Diana Wynne Jones. In un’ambientazione che ricorda molto l’Europa dei primi del Novecento, ma con un pizzico di fantascienza e di magia, nasce e cresce Sophie, una fanciulla che gestisce la cappelleria del padre defunto. Un giorno, dopo lo scoppio della guerra, mentre la protagonista cammina, viene importunata da due gendarmi ma salvata da un mago, il giovane Howl. A seguito di questo incontro Sophie verrà maledetta dalla Strega delle Lande Desolate, bramosa del cuore di Howl. In cerca di un modo per liberarsi da quella strana maledizione, la giovane cappellaia si imbatte in un castello mobile dalla forma bizzarra, la casa del suo stravagante salvatore. Da quel momento le loro vite intraprendono lo stesso cammino, senza mai separarsi, circondati dal giovane allievo ed aiutante Markl, dalla Strega delle Lande diventata ormai una “nonnina” senza poteri magici, dallo spaventapasseri Testa di Rapa e dal fido cane Heen. Un altro personaggio molto importante è il demone del fuoco Calcifer, al servizio di Howl, l’unico in grado di far muovere il castello tra le Lande (che ricordano molto le montagne delle Alpi Austriache), per cercare di sfuggire ad un conflitto al quale il suo padrone non vuole prendere parte.

Un particolare molto interessante è quello del paesaggio nel quale si svolge la storia di questo film. L’inserimento di un’ambientazione così occidentale in un’animazione orientale risalta subito all’occhio. Per realizzare la città natale di Sophie, Miyazaki ha preso spunto dalla città francese di Colmar; per la corte presso la quale si trovava la maga Suliman, l’antica maestra di Howl nonché l’antagonista principale, l’autore si è invece ispirato alla Vienna di epoca imperiale. L’aggiunta di una guerra che sembra essere una forte allusione alla Prima Guerra Mondiale (specialmente per il contesto nella quale essa è inserita) e che, con l’aiuto di una descrizione grafica creata principalmente usando due colori quali il rosso ed il nero, sembra essere sinonimo solo ed esclusivamente di distruzione, richiama alla mente i primi versi di una celebre poesia di Ungaretti intitolata “San Martino Del Carso” che recitano:” Di queste case non è rimasto che qualche brandello di muro ”.

La visione di questo lungometraggio è fortemente consigliata in quanto il modo in cui si sviluppano la storia ed i personaggi sa essere davvero coinvolgente, anche i ruoli all’apparenza più inutili sapranno trovare il loro posto nella vicenda. Nonostante la data di uscita del film risalga a quasi 17 anni fa, il modo di rappresentare le scene è eccezionale ed a tratti rivoluzionario rispetto all’evoluzione grafica dei primi anni del nuovo millennio. Solitamente si usa guardare questo genere di animazioni in lingua originale, servendosi dell’aiuto dei sottotitoli, ma bisogna dire che le voci del doppiaggio italiano si sposano bene con il carattere dei personaggi dando loro la giusta espressività.

Se si è appassionati di magia sarà travolgente immergersi in un mondo ricco di maledizioni nel quale sono rispecchiate perfettamente le caratteristiche generalmente comuni ai film di questo regista, come la figura della protagonista interpretata da una giovane ragazza e l’amore come chiave risolutrice, che in un modo o nell’altro saprà trovare la sua strada.

Questo film richiede una particolare attenzione ai dettagli che si riveleranno fondamentali per lo sviluppo della trama travagliata.

In questo periodo di disagi è confortevole per tutti passare del tempo davanti ad una buona storia e l’avventura di questa strana “famiglia” può essere la buona storia che cercate.

Voto: 8/10

Filippi Maria Letizia, Rosace Francesco e Moroni Emanuela.

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