L’ospite inquietante

Riflessioni su come i giovani di oggi si pongono di fronte alle prospettive per il futuro.

Per vivere una vita volta al raggiungimento della felicità, apparente o reale che sia, bisogna
necessariamente porsi degli obiettivi, permeare di speranza i nostri passi verso una meta. Leopardi
esprime questa riflessione nello Zibaldone, sottolineando come sia difficile per lui comprendere il
modo di vivere di coloro che agiscono senza fornire uno scopo alle loro azioni. Tale riflessione,
difformemente da quanto si potrebbe semplicisticamente pensare, non contempla uno stile di vita
utilitaristico: non è il raggiungimento dello scopo prefissato a procurare in noi piacere, ma il solo
fatto di orientare le nostre azioni e decisioni in direzione di esso. La felicità, per Leopardi, è
un’illusione, un’irraggiungibile meta il cui viaggio per raggiungerla mitiga la nostra connaturata
tristezza.
È lapalissiano che le parole del poeta recanatese siano di estrema attualità, sebbene appartenenti ad
un secolo passato. L’odierna società ha accelerato in maniera incontrollabile i meccanismi di
produzione, innovazione e consumo, togliendo di conseguenza lo spazio ad un immaginario
sufficientemente nitido del futuro per potervi riporre delle speranze. Le fasce più giovani della
popolazione, come afferma Galimberti ne L’ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani, vivono una
forma di disagio sociale non più di sola matrice esistenziale, quindi legato ad una fase di crescita, ma
di matrice “culturale”, poiché la stessa cultura non fornisce più ai giovani delle allettanti prospettive
di vita. Il futuro non è più una promessa, bensì una minaccia.
I giovani temono il futuro e di conseguenza si rifugiano nella ricerca dell’assoluto presente, vivibile
solo tramite l’inibizione delle facoltà cognitive. Negli ultimi dieci anni si è registrato un aumento di
circa cinque punti percentuali del consumo di alcolici tra i giovani, molti dei quali minorenni e,
nell’età compresa tra i 15 e i 19 anni, circa un ragazzo su tre dichiara di aver fatto uso di sostanze
illegali. Da questa tendenza si evince quanto sia determinante nello stato d’animo umano il porsi
degli obiettivi che diano un senso alle azioni che si compiono; in un mondo che non lascia spazio
alle speranze nessuno è in grado di vivere con decoro.
Dal tentativo di alienarsi dall’incommensurabile incertezza circa il futuro si percepisce un altro
mutamento che ha avuto luogo nella psiche dei più giovani nell’arco di pochissimi anni: il passaggio
da un nichilismo passivo ad un nichilismo attivo. Il primo è caratterizzato dalla rassegnazione
dinanzi allo scenario critico della realtà, dall’autocommiserazione e dalla sfiducia verso il possibile
cambiamento. Il secondo, invece, si caratterizza per il totale rifiuto della condizione che si vive, il
quale si configura in una serie di irrazionali tentativi volti a ricercare una forma di momentaneo
equilibrio interiore, senza mai però impegnarsi a trovare con lucidità una strategia efficace per dar
vita ad un cambiamento effettivo.
A mio modo di vedere, tuttavia, non è la sola velocità del progresso a provocare tale nichilismo e
quindi la carenza di obiettivi in cui riporre le proprie speranze, ma anche ciò che è necessario per
mantenere la velocità del progresso stesso ha un contraccolpo non indifferente nella visione del
futuro. I rapidissimi meccanismi di produzione odierni necessitano di operatori altrettanto veloci
per garantirne l’efficienza, dunque non c’è più spazio per il pensiero critico, pericoloso nel suo
potenziale rallentamento dei meccanismi di produzione. La stessa istruzione cerca di mutare la
propria essenza al fine di formare persone sempre più abili nell’atto pratico e sempre meno abili
nella riflessione. La scuola viene spinta a ridurre l’insegnamento dei contenuti per favorire
l’apprendimento delle competenze, che non servono ad altro se non a costruire dei piccoli
ingranaggi pronti a girare ignorando perché girino e in quale macchinario siano inseriti. Si è
instaurata una sorta di dittatura del pragmatismo, che preclude ogni speranza di costruire il proprio
futuro al di fuori dei meccanismi produttivi. Le passioni vengono annientate se non sono conformi
alla società industriale e se lo sono vengono smorzate poiché nella loro purezza costituiscono un
pericolo. Sempre meno studi e corsi di laurea garantiscono ai giovani la possibilità di sperare in un
futuro stabile; non basta infatti porsi degli obiettivi per vivere meglio, bisogna porsi degli obiettivi
che siano stimolanti e prospettino un futuro in cui vivere di ciò che più piace.
L’uomo ha molte capacità, ma la sua abilità più grande si configura nel suo spirito d’adattamento,
che costituisce, tuttavia, anche la sua più grande debolezza. La società si è anestetizzata nella

convinzione che sia perfetta, adattandosi all’incombenza del pericolo imminente che le si para
davanti tramite la non ammissione della sua esistenza.
Come asserisce Leopardi: l’uomo è triste per sua natura, ma non si preclude mai l’anelito di
migliorare sempre di più la propria vita per addolcirne le vette d’amarezza, pur senza mai arrivare
ad essere pienamente soddisfatto. Oggi, invece, stiamo perdendo la speranza e incateniamo la
società in attesa della sua implosione. Così, in questa dittatura del pragmatismo, si annegano le
nostre speranze e nessun naufragio potrà mai essere più amaro.

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