CAMILLA, un fiore da proteggere
Penso che la storia di Camilla sia immeritata, come tutti gli episodi di bullismo, ma in
questo caso ancora di più perché Camilla viene presa di mira per qualcosa che non dipende
da lei. La storia di Camilla è tratta da #CUORICONNESSI. Cyberbullismo, bullismo e
storie di vita online.
“Cos’è la vita? Sembra un gioco e forse in un certo senso lo è: tu, pedina nella scacchiera
di fronte a due fondamentali scelte; quella di indietreggiare di un passo per paura di essere
mangiati dall’avversario, o quella di andare avanti e guardare in faccia tutti seppur
rischiando. Se fai la tua mossa indietro sai per certo che nessuno ti mangerà, ma perderai e
non andrai mai lontano, non raggiungerai mai il tuo traguardo per timore. Se invece farai il
tuo passo avanti e continuerai a camminare guardando dritto, allora avrai vinto e avrai
dato un senso alla tua partita”
(Storia di Camilla, #CUORICONNESSI. Cyberbullismo, bullismo e storie di vita online, pag 20).
Camilla ha 15 anni, quasi 16, occhi azzurri e cuore di cristallo, è un’anima delicata e ferita,
figlia di un mondo che raramente rispetta chi interpreta la vita come una danza in punta di
piedi. Camilla dallo sguardo pulito, con la voglia di capire i troppi perché a cui nessuno
potrà mai dare risposta.
Camilla è una ragazza piena di vita e desiderosa di iniziare il liceo nei migliori modi
possibili, ma il suo entusiasmo sarà distrutto da ragazzini, forse in possesso di
un’intelligenza a intermittenza, che pensano di avere il diritto di giudicare una persona per
un’imperfezione fisica.
Camilla ha un problema fisico risolvibile: è affetta da scoliosi, una deviazione della colonna
vertebrale che la costringe a portare in modo intensivo un busto. Il busto, anche se coperto
con vari strati di vestiti, è ugualmente visibile: presto il nome di Camilla diventa Camilla la
gobba, parole che le fanno male a leggerle nelle chat online o offline, a sentirle scandite o
bisbigliate durante l’intervallo.
Queste vessazioni non si interrompono quando Camilla si assenta per un lungo periodo da
scuola: viene operata al cuore e poi si ammala di mononucleosi. Ora Camilla si confida con
la mamma e per questo diventa la snitch: i bulli decidono che la sua punizione sarà lenta e
logorante, un attacco alla già fragile psicologia.
Ecco il culmine della cattiveria subita: un messaggio audio divulgato nella chat di classe in
cui le viene espressamente indicata la migliore soluzione per togliersi la vita. Camilla si
ammala di nuovo, questa volta le viene diagnosticato il “male di vivere”: non c’è cura
ospedaliera, intervento, medicinale che possa guarire, solo “amore e fiducia nell’umanità” .
Con il supporto della famiglia, Camilla si rivolge alla Polizia di Stato. In questura saranno
convocati i suoi “aguzzini”.
Attraverso la sua storia Camilla non solo ci racconta il body shaming e l’hate speech, ma ci
affida il suo messaggio:
- non bisogna tenersi dentro tutta la sofferenza, ma cercare di parlarne con qualcuno:
non si è mai da soli; - concentrarsi su ciò che piace e fa stare bene: chiudersi nei pensieri e nelle relazioni
non può far altro che male.
Chi scrive e condivide con il lettore la storia di Camilla, è sostiene la protagonista. Sottolinea
inoltre come in questo periodo si cerca sempre una motivazione per giustificare gli
aggressori e colpevolizzare la vittima, perché “debole”. La debolezza della vittima non è un
punto a vantaggio dell’aggressore, ma è un’aggravante e minimizzare l’accaduto denota
come ci sia la tendenza di non assumersi le proprie responsabilità.
E tu, dopo aver letto questa storia, da che parte stai?

