Intervista a Machiavelli
Siamo lieti quest’oggi di intervistare il noto autore del trattato “ Il Principe”: Niccolò Machiavelli.
Lei è ricordato principalmente per il suo trattato “il Principe”: vorrebbe spiegarci in modo sintetico di cosa parla questo trattato?
Gli autori a me precedenti hanno elaborato un modello di politica ideale, proponendo diverse ipotesi, ma tutte astratte. Quanto a me, ho voluto introdurre un discorso che fosse quanto più vicino alla realtà. Tamen, avendo avuto esperienze dirette delle vicissitudini politiche della Penisola italiana e in particolare della realtà di Firenze, nella prima parte della mia vita, ho deciso di partire da un’analisi sistematica di tutti gli esempi di governo che hanno caratterizzato questo territorio e suggerire, inoltre, consigli sulla sua corretta amministrazione.
Ritiene ancora che sia possibile un rapporto equilibrato tra etica e politica? Se sì, quali potrebbero essere a suo avviso le strategie perché avvenga questo?
Dal mio punto di vista, la rilevanza degli interessi politici sui principi morali ed ideali prevale sempre. Un esempio calzante potrebbe essere la contemporanea questione dei migranti: in questo caso sembrerebbe giusto seguire soltanto l’etica; purtroppo però, nel concreto è necessario essere razionali e prendere in considerazione tutte le eventuali conseguenze. La “verità effettuale “ci impone di prestare attenzione anche alle risorse economiche, dunque bisogna essere previdenti prima che sia troppo tardi.
Non è passata inosservata la dedica del Trattato all’illustre famiglia De’ Medici. La sua scelta non è stata casuale: a cosa è dovuta questa decisione?
Il mio intento, principalmente, era quello di dare consigli ai membri della famiglia De’ Medici su questioni politiche, essendo tornati nuovamente al potere. Tante volte scrissi al mio caro amico Francesco Vettori, al quale inviavo epistole circa la mia vita dopo l’esilio, chiedendo di intercedere con la celebre famiglia affinché si degnasse di dare una letta al Trattato. Peraltro avevo timore di rimanere disoccupato, senza un soldo, così ho colto l’occasione sperando che dall’alto del loro potere esaminassero in che condizioni mi avevano ridotto dopo esser stato accusato di averli traditi.

Non può nascondere, tuttavia, che il suo allontanamento forzato dalla scena politica di Firenze per volontà dei Medici le ha permesso di dedicare maggior tempo alla lettura e allo studio dei classici, fonti d’ispirazione per la stesura delle sue principali opere. Dunque potremmo dire a questo proposito che l’esperienza negativa abbia costituito comunque per lei un’occasione di arricchimento e crescita personale?
Indubbiamente “Il Principe” è la mia opera più rappresentativa, nella quale ho messo tutto me stesso, e di cui vado fiero. .
Ciò che ho cercato di fare è stato cogliere il meglio da quanto mi era accaduto, rendendo propizia una sorte nefasta e ingiusta. Suggerisco di fare lo stesso a chiunque, specie a chi è al governo: approfittare delle occasioni che capitano una volta nella vita da uomini virtuosi e pragmatici.
Ad ogni modo il Principe non è stato l’unico trattato politico che lei ha scritto; sebbene meno conosciuto i “Discorsi sulla prima deca di Tito Livio” illustra anch’esso il tema dell’arte del governo, ma in maniera differente. Come si può spiegare la differente prospettiva tra i punti di vista delle due opere?
Ne “ Il Principe” ho sempre suggerito come governare al meglio un principato, ponendo maggiore attenzione alle caratteristiche di chi è al governo. Autem ne i “Discorsi sulla prima deca di Tito Livio” , ho analizzato ciò che proveniva dall’esperienza antica riguardo alla Repubblica romana. Questa per me ha molta importanza poiché ritengo che sarebbe un modello ideale di governo ma sono consapevole anche del fatto che non si potrebbe adattare alla Firenze mia contemporanea. Per questo ho deciso di scrivere “Il Principe” , per dare suggerimenti concreti ad una ipotetica figura di principe che potrebbe salire al potere.

Prendendo spunto dalla sua passione per gli autori e i testi della classicità ritiene che il loro contenuto possa essere ancora attuale nell’educazione dei giovani? Quale messaggio possono trasmettere questi testi, secondo lei?
Senza dubbio , in nessun modo se non per mezzo della letteratura classica , può essere compreso propriamente il concetto di relativismo, necessario agli uomini nella quotidianità per affrontare ogni circostanza che la vita ci pone e per ricordare che il nostro punto di vista è soltanto uno dei possibili.
Oggi l’Italia è in crisi sotto ogni punto di vista come lo era allora; pensa che le cause siano riconducibili prevalentemente alla sorte o ad eventuali mancanze dei governi?
L’uomo di oggi, così come l’uomo di allora, ha come caratteristica fondamentale l’essere attratto dal proprio “utile” piuttosto che avere progettualità e dedizione; non a caso periodi di instabilità politica come quello attuale si ripetono ciclicamente negli anni. Per quanto cinico e pessimista, non posso fare a meno di diffidare della propaganda politica eseguita tramite i mezzi di influenza delle masse, quando invece il solo scopo di chi detiene il potere è perseguire i propri interessi.
Quali altre doti mancano alla società odierna e quali sono i suoi difetti maggiori, secondo lei?
Alla base di tutto deve sempre essere posta la concretezza e la coerenza di pensiero, spesso assenti nella mentalità di oggi; bisognerebbe cercare di persuadere soprattutto i giovani che, talvolta, partecipare a manifestazioni, vedere documentari, organizzare eventi virtuali e non su tematiche serie e di spessore,non basta ma è necessario anche sforzarsi tutti i giorni con l’obiettivo di mettere concretamente in pratica gli ideali in cui realmente si crede. Oltretutto il progresso tecnologico ci consente di condividere opinioni con tutto il mondo in tempo reale e senza alcuno sforzo, cosa che però non giustifica alcun comportamento passivo e non concreto.
Concludiamo rivolgendole i nostri più sentiti ringraziamenti e le porgiamo distinti saluti.
Classe IV A

