{"id":1924,"date":"2022-05-18T15:15:37","date_gmt":"2022-05-18T15:15:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.iisramadu.edu.it\/radioblog\/?p=1924"},"modified":"2022-05-18T15:15:39","modified_gmt":"2022-05-18T15:15:39","slug":"lalba-allimbrunire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.iisramadu.edu.it\/radioblog\/io-scrivo-perche\/lalba-allimbrunire\/","title":{"rendered":"L\u2019ALBA ALL\u2019IMBRUNIRE."},"content":{"rendered":"\n<p>Nella vita si incontrano persone diverse: a casa, a scuola, per le vie della citt\u00e0, nella rete, in tanti luoghi diversi. Ogni incrocio un incontro.<br>L\u2019incontro pu\u00f2 cambiare l\u2019immagine che si ha di se stessi, il modo di vedere il mondo, pu\u00f2 aprire nuove prospettive, lasciare un segno. Oppure, a volte, pu\u00f2 diventare uno scontro, violento quasi, improvviso, mai inutile. E pu\u00f2 causare rottura o portare a una riconciliazione.<br>Le persone possono mancarsi, ignorarsi, amarsi od odiarsi, possono costruire o distruggere. Possono sparire e ritornare, cambiare o restare sempre uguali, entusiasmarsi o deludersi. Ogni vita \u00e8 una storia di incontri e di scontri e come tale pu\u00f2 essere raccontata. Anzi ogni vita \u00e8 fatta di tante storie.<\/p>\n\n\n\n<p>Nitido \u00e8 il mio ricordo di quel mese di novembre, riesco ancora a sentire sulla mia pelle l\u2019alternarsi del suo<br>vento tagliente con il timido tepore del sole pallido, che di tanto in tanto faceva capolino tra una nuvola e<br>l\u2019altra. Ricordo le strade inumidite dalla pioggia improvvisa e lo sferragliare delle auto sull\u2019asfalto lucido. Le<br>foglie degli alberi avevano appena iniziato la loro transizione cromatica, che le avrebbe portate di l\u00ec a poco a<br>tingersi di giallo, rosso, arancio e marrone, cambiando cos\u00ec i connotati della mia citt\u00e0. Quella particolare<br>stagione fu per me il principio di un cambiamento radicale, nato da un dispiegarsi curioso ed irrazionale dei<br>fatti e della realt\u00e0.<br>A causa delle insistenti richieste di mia madre, fui costretto ad iscrivermi ad un corso di recitazione. Inutile fu<br>il mio tentativo di opporre resistenza, vista la diffidenza di mia madre dal cambiare idea. Questo fu il<br>principio della mia carriera d\u2019attore, rivelatasi in futuro triste e fallimentare, ma tuttavia destinata a farmi<br>conoscere il mio migliore amico.<br>Le prime lezioni di teatro furono ordinariamente deludenti. I miei compagni sembravano rincorrere uno<br>stato d\u2019animo costantemente tormentato, come se tale atteggiamento fosse l\u2019unica testimonianza della loro<br>sensibilit\u00e0 artistica. Si limitavano a vagare assorti nel loro ego cercando di far coincidere il loro stato d\u2019animo<br>reale con quello che volevano mostrare, ed interagivano con gli altri solo quando la situazione lo richiedeva,<br>e mai per il solo gusto di farlo. Solo Bernardo Padovani si distingueva da quel gruppo di ragazzi tristi. Non vi<br>nego che la prima volta che vidi Bernardo rimasi esterrefatto. Entr\u00f2 in scena nella scuola di teatro e nella mia<br>vita su una sedia a rotelle, spinta dalla madre, una donna che mostrava i segni dell\u2019invecchiamento molto di<br>pi\u00f9 di qualunque altra donna della sua et\u00e0. \u201cBuonasera, esimi colleghi. Vi prego di scusarmi per i miei soliti,<br>accademici minuti di ritardo. Sapete che mi piace prendermela con comodo, \u00e8 per questo che sto sempre<br>seduto!\u201d. Cos\u00ec si present\u00f2 quella sera, lasciandomi totalmente interdetto. Non capita tutti i giorni, infatti, di<br>conoscere una persona dotata di una cos\u00ec arguta ironia. Mi sentii veramente molto stupido per qualche<br>istante, poich\u00e9 paragonai spontaneamente la sua apparente indifferenza nei confronti della sua disabilit\u00e0 al<br>mio perpetuo lamento dinanzi allo specchio. In quel delirio di finzione, Bernardo era l\u2019unico che si mostrava<br>veramente per quello che era; nella sua vita non si era mai preoccupato di ci\u00f2 che gli altri pensassero di lui,<br>perch\u00e9 sapeva che in realt\u00e0 le persone di lui non pensavano proprio niente, al massimo lo guardavano e si<br>immedesimavano nella sua condizione per qualche istante, per poi scendere immediatamente, inorriditi,<br>dall\u2019immaginaria sedia a rotelle.<br>Pass\u00f2 velocemente l\u2019autunno, le variopinte foglie degli alberi cominciarono a cadere lasciandoli spogli e nudi.<br>Tutto cominciava a tingersi di grigio, e anche il mio umore perdeva pian piano colore. Stavo entrando nel<br>vivo dell\u2019attivit\u00e0 scolastica, lo studio si faceva pi\u00f9 intenso, i miei insegnanti pi\u00f9 esigenti e i miei genitori<br>insieme a loro. Un lato positivo in questa situazione poco auspicabile, tuttavia, c\u2019era. Stavo iniziando ad<br>apprezzare la scuola di teatro, ma non perch\u00e9 fosse sopraggiunta un\u2019inaspettata passione, ma perch\u00e9 assistere<br>ad una lezione di recitazione con Bernardo Padovani era un\u2019esperienza a dir poco esilarante. A causa della<br>sua limitata condizione fisica assisteva agli esercizi senza prendervi parte e commentava tutto quello che<br>vedeva con pungente sarcasmo. Io, ancora mi chiedo per quale motivo, ero come esentato dalle sue invettive,<br>mentre tutti gli altri invece godevano pienamente di questo riguardo da parte sua.<br>Durante una delle molte sere passate in quel penitenziario -cos\u00ec lo chiamavo- io e Bernardo ci trovammo per<br>la prima volta a parlare l\u2019uno con l\u2019altro, mentre gli tenevo compagnia in attesa di sua madre. Tale attesa<\/p>\n\n\n\n<p>dur\u00f2 forse meno di dieci minuti, i quali scivolarono via senza che io e lui ci accorgessimo del loro trascorrere.<br>Parlammo di molte cose e scoprimmo di non essere poi tanto diversi.<br>Quando si \u00e8 immersi in un discorso con una persona, ci si dimentica di chi essa sia e crollano come castelli di<br>carta tutte le apparenti differenze. In quel momento le mie idee e le sue si confrontavano in piedi le une di<br>fronte alle altre, anche se i nostri corpi non potevano fare lo stesso.<br>Quando giunse sua madre, afferm\u00f2 di averci sentito discutere e, contenta che il figlio avesse trovato qualcuno<br>con cui parlare, colse al volo l\u2019occasione per invitarmi a prendere un t\u00e8 a casa loro, quel sabato pomeriggio<br>alle diciassette in punto.<br>Sarei un ipocrita se vi dicessi che accettai quell\u2019invito senza remore. La verit\u00e0 \u00e8 che lo accettai per non<br>sembrare scortese.<br>Mi incamminai verso casa, trovando cos\u00ec il tempo di riflettere su quanto accaduto. Nell\u2019immaturit\u00e0 dei miei<br>quattordici anni non pensai a niente se non al modo in cui avrei potuto evitare quella situazione di<br>imbarazzo a cui dovevo sottopormi sabato alle diciassette in punto. Tornai a casa e, appena sotto alle<br>coperte, decisi che mi sarei dato malato.<br>Divorato dai sensi di colpa durante la settimana, quel sabato mi presentai alla porta della loro casa, con ben<br>cinque minuti di anticipo. Giunto al cospetto di quella deliziosa villetta a schiera di propriet\u00e0 della famiglia<br>Padovani, suonai al campanello e venne ad aprirmi il padre di Bernardo, un corpulento signore dai capelli<br>color panna e dal sorriso luminoso e rassicurante, ombrato da due portentosi baffi grigi. \u201cCarissimo, ti<br>stavamo aspettando. Prego, accomodati\u201d, disse cordialmente, togliendomi il cappotto e con un ampio e<br>pomposo gesto della mano mi indic\u00f2 la via della sala, che si trovava alla sinistra del lungo corridoio<br>dell\u2019entrata. Seduti su comode poltrone, Bernardo, sua madre e un\u2019arzilla vecchietta, che scoprii essere sua<br>nonna, mi stavano aspettando. Riuscii a scorgere nei loro volti una certa tensione, che io ricollegai a quella<br>che avevano i miei compagni di teatro prima di entrare in scena. Era la tipica espressione dell\u2019attore<br>inesperto, che si \u00e8 preparato a lungo per risultare credibile agli occhi altrui. Capii che la mia visita in quella<br>casa doveva essere un vero e proprio evento.<br>Dopo una piacevole chiacchierata con Bernardo e la sua famiglia, io e lui ci ritirammo nella sua stanza o,<br>come lui la chiamava, nel bunker. La sua camera era terribilmente simile alla mia, l\u2019unica differenza era che<br>la mia si trovava sulla cima di una ripida rampa di scale, la sua invece era al piano terra.<br>Giocammo per qualche ora ai videogiochi e discutemmo circa i libri di Kafka, di cui io ero un profondo<br>ammiratore e Bernardo, invece, un accanito detrattore. \u201cSolo perch\u00e9 sono disabile pensi che mi piaccia<br>Kafka? Pensi che io mi senta come Gregor ne La Metamorfosi?\u201d Cos\u00ec pi\u00f9 o meno and\u00f2 quel discorso.<br>Alle otto circa decisi che era ora di tornare. Mentre camminavo mi sentii pervaso da una strana sensazione:<br>volevo ripetere quel pomeriggio, ma non facevo altro che pensare a come fosse strano avere un amico come<br>lui e a quello che gli altri potevano pensare di me. Fortunatamente, decisi di invitare Bernardo da me il<br>sabato successivo e lui fece lo stesso il sabato dopo ancora.<br>Passavano gli anni, cambiavano le nostre voci e le nostre abitudini e, crescendo, la nostra amicizia crebbe<br>assieme a noi. Frequentare Bernardo mi aveva reso una persona profondamente diversa. Io, egoista e<br>contestatore di natura, avevo scoperto l\u2019empatia. Venne meno la mia esigenza di trovare una falla in tutti i<br>discorsi che sentivo e, prima di criticare gli altri, cercavo di comprenderne la natura dei comportamenti.<br>Credo che la mia naturale propensione alla critica fosse figlia delle deformazioni della societ\u00e0 in cui vivevo.<br>Durante l\u2019era dei social, cos\u00ec chiamavamo i siti proibiti nel 2033, vivevamo il nostro prossimo senza<br>considerare le sue emozioni, il suo passato o le ragioni dei suoi comportamenti, percependone, di contro, solo<br>il potenziale giudizio negativo che poteva esprimere nei nostri confronti e questo era dovuto al fatto che tutti<br>si sentivano perennemente osservati da tutti. Eravamo costantemente interconnessi, eppure, allo stesso<br>tempo, terribilmente divisi.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutti credevano che frequentassi Bernardo per piet\u00e0 e io stesso lo credetti per qualche tempo; poi per\u00f2<br>compresi l\u2019autenticit\u00e0 della nostra amicizia. Un giorno ebbi una gran bella notizia dall\u2019universit\u00e0 e lui fu la<br>prima persona a cui pensai di raccontarlo. Fu da questo piccolo episodio che capii quanto gli volessi bene.<br>Nessuno si confiderebbe mai con una persona che compatisce e basta, \u00e8 insito nella compassione stessa infatti<br>il ritenere inferiore a noi colui che compatiamo e nulla si discosta pi\u00f9 di questo dall\u2019ideale di amicizia.<br>Bernardo aveva iniziato a studiare legge, mentre io mi ero iscritto alla facolt\u00e0 di economia. Con il passare del<br>tempo divenne sempre pi\u00f9 difficile frequentarsi. Avevamo vent\u2019anni e nessuno di noi due aveva pi\u00f9<br>intenzione di passare il proprio tempo libero chiuso in una stanza a giocare ai videogiochi. Cercammo, per<br>quanto possibile, di far convivere le nostre necessit\u00e0, ma questo tentativo vano ci rendeva frustrati. Uscire la<br>sera con Bernardo significava spingere la sua carrozzina, tagliargli la carne a cena e versargli l\u2019acqua, tutto<br>questo mentre eravamo costretti a vedere i nostri coetanei fare follie, le stesse follie che capii di voler fare<br>assolutamente anche io. Mi sentivo confinato entro dei limiti che non mi appartenevano, cos\u00ec decisi di<br>lasciare appassire lentamente la nostra ossessiva frequentazione.<br>Iniziai ad ignorare le sue chiamate e cominciai ad uscire con i miei compagni dell\u2019universit\u00e0. Ero cambiato e<br>la mia forzata indifferenza iniziale nei confronti di Bernardo cedette alla rabbia, figlia di molti altri<br>risentimenti. Cos\u00ec litigammo aspramente e ci sentimmo entrambi tremendamente offesi, l\u2019uno dall\u2019egoismo<br>dell\u2019altro.<br>Per molti mesi non ci parlammo, finch\u00e9 un giorno, all\u2019improvviso, ricevetti una telefonata da sua madre. La<br>signora Padovani mi spieg\u00f2 che stava organizzando una festa a sorpresa in occasione del compleanno di<br>Bernardo e mi invit\u00f2. Cos\u00ec, in una fredda e umida notte di dicembre, mi recai in quella deliziosa villetta<br>munito di un dono di pace. Dono, che insieme a qualche calice di buon vino, contribu\u00ec a ristabilire l\u2019empatia<br>tra me e Bernardo.<br>Ricordo quella serata con estremo piacere: il caminetto scoppiettante e il suo tepore, la luce calda e<br>accogliente del salotto di casa che si contrapponeva al grigiore dell\u2019esterno. Ricordo le espressioni spensierate<br>di un\u2019amicizia ritrovata. Quel litigio, in fin dei conti, aveva fatto bene alla nostra amicizia.<br>In quel periodo ci sentivamo molto spesso al telefono, anche senza vederci, poich\u00e9 stavo perfezionando la<br>mia formazione universitaria in Olanda, dove sarei rimasto per circa un anno. In quelle nostre lunghe<br>telefonate ci ripromettevano continuamente che nell\u2019imminente futuro avremmo fatto un lungo viaggio.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma ben presto la vita mi insegn\u00f2 quanto sia sacrilego dare per scontato il futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>La sera del suo compleanno fu l\u2019ultima in cui vidi Bernardo. A distanza di pochi mesi dal nostro ultimo<br>incontro si ammal\u00f2 e, nonostante mi fossi ripromesso di andare a trovarlo a tutti i costi, non feci in tempo.<br>Aveva contratto una brutta influenza virale e le sue deboli difese immunitarie non avevano avuto i mezzi per<br>combatterla adeguatamente. Mor\u00ec cos\u00ec, a ventuno anni, il mio migliore amico.<\/p>\n\n\n\n<p>Decisi allora di andare a portare i miei rispetti personalmente a casa della sua famiglia dopo il funerale.<br>Suonai al campanello e, come la prima volta, venne ad aprirmi il signor Padovani. I suoi capelli non c\u2019erano<br>pi\u00f9, i baffi si erano completamente tinti di bianco, non venni accolto da nessun sorriso e nessun gesto<br>pomposo della mano mi indic\u00f2 la via del salotto, che gi\u00e0 conoscevo bene. La sala non emanava la stessa luce<br>e sembrava confondersi con il grigiore l\u00e0 fuori. Non c\u2019era nessuna faccia tesa ad attendermi trepidante sulle<br>poltrone, solo una madre triste che mi abbracci\u00f2 a lungo, sussurrandomi all\u2019orecchio un tremante \u201cgrazie per<br>essere venuto\u201d. Terminato il lungo abbraccio, decisi di andare in camera di Bernardo.<\/p>\n\n\n\n<p>Entrai nella stanza, che non era mai cambiata nel corso degli anni e subito mi cadde l\u2019occhio sulla scrivania,<br>su cui era adagiata una lettera con il mio nome scritto sopra. La aprii e vi trovai scritta questa poesia:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPer Emanuele<\/p>\n\n\n\n<p>Possa tu, delfino, continuare a nuotare,<br>Sulle note del canto di mille uccelli,<br>Solcando leggero le onde del mare,<br>Con la dolce brezza ad accarezzarti i capelli.<br>Sorvola la tristezza irrazionale che ti deprime,<br>d\u00e0 tregua al tuo pianto, ma non potare<br>le pi\u00f9 aride punte delle tue fragili spine.<br>Non dimenticare che, come suonano note amare<br>in ogni lieto fine,<br>allo stesso modo si cela un\u2019alba,<br>Anche nel pi\u00f9 cupo imbrunire.<\/p>\n\n\n\n<p>Con affetto, Bernardo.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Conservo questa lettera nel mio portafoglio ormai da anni e ogni volta che la leggo ho un ricordo diverso di<br>lui che affiora nella mia mente. Credo di dovere molto a Bernardo. In un periodo cos\u00ec cupo della storia,<br>come quello degli anni \u201920 del XXI secolo, in cui il mondo aveva perso ogni orientamento, esaltando<br>spasmodicamente l\u2019importanza della forma a discapito del contenuto e in cui noi giovani eravamo persi nel<br>nichilismo dell\u2019apparenza, imparai a dare pi\u00f9 valore ai pensieri delle persone piuttosto che all\u2019immagine<br>attraverso la quale cercavano di esprimerli. Conobbi l\u2019amore di una madre che non si preoccupava di<br>ingannare il tempo rimuovendo le tracce che questo le lasciava sulla pelle, solo per poter mentire sulla sua et\u00e0<br>e, di contro, pensava solamente a dare tutto quello che poteva al figlio. Conobbi il valore dall\u2019amicizia,<br>divenuto a quei tempi talmente scontato che nessuno ormai vi credeva pi\u00f9. Ma non ho capito solo questo.<br>Grazie alla sua ironia ho scoperto che la gravit\u00e0 di un problema non \u00e8 insita nel problema stesso, ma dipende<br>dalla prospettiva da cui siamo in grado di affrontarlo. Si pu\u00f2 essere tristi ridendo, come in fin dei conti faceva<br>Bernardo. Se l\u2019universo ha deciso che siamo destinati alla sofferenza, allo stesso tempo ci ha concesso infiniti<br>espedienti con cui ingannarla ed opacizzarla sino a renderla trasparente. Cos\u00ec, come possiamo cogliere le<br>note d\u2019amarezza celate in un lieto fine, possiamo intravedere le luci dell\u2019alba nel pi\u00f9 cupo imbrunire.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella vita si incontrano persone diverse: a casa, a scuola, per le vie della citt\u00e0, nella rete, in tanti luoghi<\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":1926,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[476],"tags":[667,300,183],"class_list":["post-1924","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-io-scrivo-perche","tag-interessante","tag-lettura","tag-radioblog"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.iisramadu.edu.it\/radioblog\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/download-2.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.iisramadu.edu.it\/radioblog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1924","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.iisramadu.edu.it\/radioblog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.iisramadu.edu.it\/radioblog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.iisramadu.edu.it\/radioblog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/6"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.iisramadu.edu.it\/radioblog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1924"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.iisramadu.edu.it\/radioblog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1924\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1927,"href":"https:\/\/www.iisramadu.edu.it\/radioblog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1924\/revisions\/1927"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.iisramadu.edu.it\/radioblog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1926"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.iisramadu.edu.it\/radioblog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1924"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.iisramadu.edu.it\/radioblog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1924"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.iisramadu.edu.it\/radioblog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1924"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}